ZAIA 'QUARANTENA SOLDATI USA A CASA LORO'
Notizie e politica - 28/10/2014 13:39

 "Confermiamo l'amicizia con gli Stati Uniti, a cui restiamo assolutamente fedeli. Ma riteniamo che sarebbe stato più rispettoso far svolgere ai militari rientrati dalla Liberia la quarantena a casa loro e non in Veneto, anche se sono di stanza a Vicenza". Così il presidente del Veneto, Luca Zaia, sulla situazione alla base Usa Dal Din, dove 11 soldati di rientro dalla Liberia sono stati messi precauzionalmente in isolamento.  "Porrò la questione - ha aggiunto - all'ambasciatore americano e mi auguro che lo faccia anche il Governo, perché al Veneto tocca porsi il problema per il fatto che altri, a livello nazionale, non se lo pongono".     "Anche perché non so quanti altri militari arriveranno dalle zone a rischio e, fermo restando che sicuramente saranno sani e non abbiano nessun problema, che siamo attrezzati ed in grado di affrontare senza problemi un malato di ebola - ha ripreso Zaia - è comunque una questione di principio, per rapporti di buon vicinato, non mandare nessuno a fare quarantene in giro per il mondo, come del resto noi non facciamo con i nostri militari. E poi, senza creare allarmismi, un discorso è la sfortuna, un altro portarsi a casa persone provenienti da Paesi a rischio".   "La posizione dell'Australia, che chiude le frontiere per il rischio ebola, non è assolutamente fuori dal mondo: sono assolutamente favorevole a riproporla anche qui e non capisco perché, adesso, non si possa fare".   "Oggi - ha proseguito - siamo sul crinale tra epidemia e pandemia. La Liberia, ma in parte anche la Nigeria e il Ghana, vanno considerati Paesi a rischio e quindi un minimo di cordone sanitario, per evitare problemi ai cittadini, non mi sembra una forma di ghettizzazione, bensì una necessità per non diffondere il virus a livello mondiale. Ci sta bene la quarantena, che ben conosciamo, essendo nata nella Repubblica Veneta; ma il tema della chiusura delle frontiere ci sembra un atto di dignità nel rispetto della salute di un popolo sano come quello italiano".     Zaia ha quindi respinto l'idea di essere esagerato. "E' l'Oms - ha ricordato - che, il 4 agosto, ha spiegato come ebola abbia un'incubazione da 2 a 21 giorni, che se ne può guarire, ma che, dopo la guarigione, il virus resiste fino a 28 giorni nei liquidi corporali, sperma in particolare. E' quindi vero che, in linea di principio, le persone infettate possano arrivare solo in aereo; ma è altrettanto vero che, scientificamente, il virus può potenzialmente arrivare anche a piedi, con la possibilità di diffondere il contagio di persona in persona con queste tempistiche".

ZAIA 'QUARANTENA SOLDATI USA A CASA LORO'

 "Confermiamo l'amicizia con gli Stati Uniti, a cui restiamo assolutamente fedeli. Ma riteniamo che sarebbe stato più rispettoso far svolgere ai militari rientrati dalla Liberia la quarantena a casa loro e non in Veneto, anche se sono di stanza a Vicenza". Così il presidente del Veneto, Luca Zaia, sulla situazione alla base Usa Dal Din, dove 11 soldati di rientro dalla Liberia sono stati messi precauzionalmente in isolamento.  "Porrò la questione - ha aggiunto - all'ambasciatore americano e mi auguro che lo faccia anche il Governo, perché al Veneto tocca porsi il problema per il fatto che altri, a livello nazionale, non se lo pongono".     "Anche perché non so quanti altri militari arriveranno dalle zone a rischio e, fermo restando che sicuramente saranno sani e non abbiano nessun problema, che siamo attrezzati ed in grado di affrontare senza problemi un malato di ebola - ha ripreso Zaia - è comunque una questione di principio, per rapporti di buon vicinato, non mandare nessuno a fare quarantene in giro per il mondo, come del resto noi non facciamo con i nostri militari. E poi, senza creare allarmismi, un discorso è la sfortuna, un altro portarsi a casa persone provenienti da Paesi a rischio".   "La posizione dell'Australia, che chiude le frontiere per il rischio ebola, non è assolutamente fuori dal mondo: sono assolutamente favorevole a riproporla anche qui e non capisco perché, adesso, non si possa fare".   "Oggi - ha proseguito - siamo sul crinale tra epidemia e pandemia. La Liberia, ma in parte anche la Nigeria e il Ghana, vanno considerati Paesi a rischio e quindi un minimo di cordone sanitario, per evitare problemi ai cittadini, non mi sembra una forma di ghettizzazione, bensì una necessità per non diffondere il virus a livello mondiale. Ci sta bene la quarantena, che ben conosciamo, essendo nata nella Repubblica Veneta; ma il tema della chiusura delle frontiere ci sembra un atto di dignità nel rispetto della salute di un popolo sano come quello italiano".     Zaia ha quindi respinto l'idea di essere esagerato. "E' l'Oms - ha ricordato - che, il 4 agosto, ha spiegato come ebola abbia un'incubazione da 2 a 21 giorni, che se ne può guarire, ma che, dopo la guarigione, il virus resiste fino a 28 giorni nei liquidi corporali, sperma in particolare. E' quindi vero che, in linea di principio, le persone infettate possano arrivare solo in aereo; ma è altrettanto vero che, scientificamente, il virus può potenzialmente arrivare anche a piedi, con la possibilità di diffondere il contagio di persona in persona con queste tempistiche".

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