SVENTATO DA PS SEQUESTRO FIGLIA INDUSTRIALE, 5 ARRESTI A VENEZIA
news locale - 24/03/2012 15:39

SVENTATO DA PS SEQUESTRO FIGLIA INDUSTRIALE, 5 ARRESTI
VENEZIA, 24 MAR - Sventato un sequestro di persona dalla Polizia di Stato di Venezia che ha arrestato cinque banditi, tre albanesi e due italiani, il cui capo era evaso da un carcere spagnolo lo scorso dicembre. La squadra mobile lagunare, con un blitz, ha bloccato a Meolo (Venezia), l'auto su cui viaggiavano tre albanesi già con i passamontagna, stringhette di plastica per legare i polsi ed una pistola semiautomatica marca "zastava", corredata di caricatore contenente 8 cartucce cal. 7,65. L'obiettivo, secondo quanto si é appreso, sarebbe stato la figlia di un industriale.(
In carcere sono finiti i cugini Corrado Di Giovanni, 50 anni, di Pasiano di Pordenone, e Massimo Di Giovanni, 31, domiciliato a Ponte di Piave (Treviso) e gli albanesi Arapi Eduart Mastrangioli, 32, evaso a dicembre da un carcere spagnolo dove si trovava per scontare una pena a 6 anni per una rapina in un hotel; Eduard Lufi, 25, e suo cugino Ledjan Lugia, 23, entrambi domiciliati a Cessalto (Treviso). Le indagini della squadra mobile della Questura di Venezia, con il supporto del Commissariato di Portogruaro, sono iniziate dopo la rapina a Zucchetto, e si sono indirizzate su un gruppo di albanesi che si muoveva nell'area orientale del Veneto ed erano in contatto con i cugini Di Giovanni. In particolare è emersa la figura di Corrado Di Giovanni, un rappresentante di vernici per mobili per conto di numerosi industriali del legno, tra cui Zucchetto, che hanno le fabbriche tra le province di Venezia, Treviso e Pordenone. La 'mobile' lagunare ha raccolto elementi sufficienti per indicare il rappresentante come la 'talpa' del gruppo criminale, in quanto forniva a suo cugino i dettagli di dove i suoi clienti industriali avevano le casseforti nelle loro abitazioni, vista la loro elevata disponibilità economica, e se erano possessori anche di auto tipo Ferrari, Maserati e Porsche. A sua volta Massimo Di Giovanni assieme ai tre albanesi effettuava i sopralluoghi delle ville che sarebbero state dovute rapinare. La polizia veneziana, delineato il quadro della banda, ha attivato intercettazioni telefoniche ed ambientali sulle auto dei sospettati, riscontrando l'esistenza di una ben articolata associazione per delinquere italo-albanese. Dalle conversazioni degli indagati, la 'mobile' è venuta a conoscenza, tra l'altro, degli obbiettivi già pronti da assaltare, ed è così riuscita da far fallire i colpi mettendo in sicurezza le vittime. Ieri ha dovuto accelerare l'attività dopo aver appreso dalle intercettazioni ambientali che il gruppo si stava muovendo con l'intenzione di compiere un sequestro di persona. Non essendo stato individuato l'obiettivo prescelto, la polizia ha prima pedinato i tre albanesi e poi ha deciso di intervenire bloccandoli a Meolo mentre erano in auto, carica di armi e strumenti necessari per il sequestro. Vista la flagranza del reato e la pesante gravità indiziaria gli agenti hanno proceduto all'arresto ed al fermo disposto dal pm per tutti e cinque indagati che sono stati associati in stato di isolamento presso la casa circondariale di Santa Maria Maggiore.

SVENTATO DA PS SEQUESTRO FIGLIA INDUSTRIALE, 5 ARRESTI A VENEZIA

SVENTATO DA PS SEQUESTRO FIGLIA INDUSTRIALE, 5 ARRESTI
VENEZIA, 24 MAR - Sventato un sequestro di persona dalla Polizia di Stato di Venezia che ha arrestato cinque banditi, tre albanesi e due italiani, il cui capo era evaso da un carcere spagnolo lo scorso dicembre. La squadra mobile lagunare, con un blitz, ha bloccato a Meolo (Venezia), l'auto su cui viaggiavano tre albanesi già con i passamontagna, stringhette di plastica per legare i polsi ed una pistola semiautomatica marca "zastava", corredata di caricatore contenente 8 cartucce cal. 7,65. L'obiettivo, secondo quanto si é appreso, sarebbe stato la figlia di un industriale.(
In carcere sono finiti i cugini Corrado Di Giovanni, 50 anni, di Pasiano di Pordenone, e Massimo Di Giovanni, 31, domiciliato a Ponte di Piave (Treviso) e gli albanesi Arapi Eduart Mastrangioli, 32, evaso a dicembre da un carcere spagnolo dove si trovava per scontare una pena a 6 anni per una rapina in un hotel; Eduard Lufi, 25, e suo cugino Ledjan Lugia, 23, entrambi domiciliati a Cessalto (Treviso). Le indagini della squadra mobile della Questura di Venezia, con il supporto del Commissariato di Portogruaro, sono iniziate dopo la rapina a Zucchetto, e si sono indirizzate su un gruppo di albanesi che si muoveva nell'area orientale del Veneto ed erano in contatto con i cugini Di Giovanni. In particolare è emersa la figura di Corrado Di Giovanni, un rappresentante di vernici per mobili per conto di numerosi industriali del legno, tra cui Zucchetto, che hanno le fabbriche tra le province di Venezia, Treviso e Pordenone. La 'mobile' lagunare ha raccolto elementi sufficienti per indicare il rappresentante come la 'talpa' del gruppo criminale, in quanto forniva a suo cugino i dettagli di dove i suoi clienti industriali avevano le casseforti nelle loro abitazioni, vista la loro elevata disponibilità economica, e se erano possessori anche di auto tipo Ferrari, Maserati e Porsche. A sua volta Massimo Di Giovanni assieme ai tre albanesi effettuava i sopralluoghi delle ville che sarebbero state dovute rapinare. La polizia veneziana, delineato il quadro della banda, ha attivato intercettazioni telefoniche ed ambientali sulle auto dei sospettati, riscontrando l'esistenza di una ben articolata associazione per delinquere italo-albanese. Dalle conversazioni degli indagati, la 'mobile' è venuta a conoscenza, tra l'altro, degli obbiettivi già pronti da assaltare, ed è così riuscita da far fallire i colpi mettendo in sicurezza le vittime. Ieri ha dovuto accelerare l'attività dopo aver appreso dalle intercettazioni ambientali che il gruppo si stava muovendo con l'intenzione di compiere un sequestro di persona. Non essendo stato individuato l'obiettivo prescelto, la polizia ha prima pedinato i tre albanesi e poi ha deciso di intervenire bloccandoli a Meolo mentre erano in auto, carica di armi e strumenti necessari per il sequestro. Vista la flagranza del reato e la pesante gravità indiziaria gli agenti hanno proceduto all'arresto ed al fermo disposto dal pm per tutti e cinque indagati che sono stati associati in stato di isolamento presso la casa circondariale di Santa Maria Maggiore.

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