PATRIARCA VENEZIA, UNO RISCHI GRAVI E' L'ANTIPOLITICA
news locale - 27/04/2012 12:31

VENEZIA, 27 APR - "Un prete può dire cose molto laiche, al di là dell'abito che ha indosso": lo sottolinea il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, e il suo intervento al convegno sulla famiglia, a Venezia, affronta le questioni della crisi della politica. "Uno dei rischi più gravi - ha detto Moraglia, richiamando l'esperienza dell'alluvione a La Spezia - per me è l'antipolitica, una deriva di cui si vede l'inizio, senza saperne la fine. Dobbiamo temerla là dove rischia di legittimarsi, recependo domande inevase". I ricordi dell'alluvione sono anche il filo per affrontare il tema del convegno: "Ciò su cui abbiamo fallito - ha detto, citando Hanna Arendt - è il noi, il noi della politica. In un momento di emergenza abbiamo visto lo Stato; quando è stata superata la prima emergenza, è rimasta la società civile: protezione civile, parrocchie, Caritas, comunità montana. Ecco perché la grande preoccupazione è legata al fatto che la politica deve fare di più che spiegare, non deve solo dirci 'pensavamo di avere risorse'. La disaffezione alla politica nasce anche da qui: dagli scandali, dalle incoerenze da stigmatizzare e sulle quali non c'é da scherzare, perché sono quelle che distanziano maggiormente il cittadino dalla politica, che viene percepita lontana". Se concorda con la tesi che "la famiglia è il futuro", il patriarca poi però si chiede "ma affidata a chi?". "E' vero che il problema alla base di tutto è la crisi culturale dell'individualismo" ma la famiglia "é un totem ideologico? Sì, ma cosa vuol dire?", evidenziando che "se non riusciamo più a delineare il binomio diritti-doveri, che scelta fondamentale sta alla base della famiglia? Che tipo di patto nei confronti dell'altro, della comunità e del bene comune? La famiglia non è convivenza e se salta il suo ruolo di luogo educativo per la società, venendo meno l'idea di una pubblica assunzione di responsabilità per il bene comune, salta anche la società, presente e futura".

PATRIARCA VENEZIA, UNO RISCHI GRAVI E' L'ANTIPOLITICA

VENEZIA, 27 APR - "Un prete può dire cose molto laiche, al di là dell'abito che ha indosso": lo sottolinea il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, e il suo intervento al convegno sulla famiglia, a Venezia, affronta le questioni della crisi della politica. "Uno dei rischi più gravi - ha detto Moraglia, richiamando l'esperienza dell'alluvione a La Spezia - per me è l'antipolitica, una deriva di cui si vede l'inizio, senza saperne la fine. Dobbiamo temerla là dove rischia di legittimarsi, recependo domande inevase". I ricordi dell'alluvione sono anche il filo per affrontare il tema del convegno: "Ciò su cui abbiamo fallito - ha detto, citando Hanna Arendt - è il noi, il noi della politica. In un momento di emergenza abbiamo visto lo Stato; quando è stata superata la prima emergenza, è rimasta la società civile: protezione civile, parrocchie, Caritas, comunità montana. Ecco perché la grande preoccupazione è legata al fatto che la politica deve fare di più che spiegare, non deve solo dirci 'pensavamo di avere risorse'. La disaffezione alla politica nasce anche da qui: dagli scandali, dalle incoerenze da stigmatizzare e sulle quali non c'é da scherzare, perché sono quelle che distanziano maggiormente il cittadino dalla politica, che viene percepita lontana". Se concorda con la tesi che "la famiglia è il futuro", il patriarca poi però si chiede "ma affidata a chi?". "E' vero che il problema alla base di tutto è la crisi culturale dell'individualismo" ma la famiglia "é un totem ideologico? Sì, ma cosa vuol dire?", evidenziando che "se non riusciamo più a delineare il binomio diritti-doveri, che scelta fondamentale sta alla base della famiglia? Che tipo di patto nei confronti dell'altro, della comunità e del bene comune? La famiglia non è convivenza e se salta il suo ruolo di luogo educativo per la società, venendo meno l'idea di una pubblica assunzione di responsabilità per il bene comune, salta anche la società, presente e futura".

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