CGIA, INDUSTRIA HA INVESTITO IN IMMOBILI, POCO IN MACCHINARI
news locale - 05/09/2012 11:56

VENEZIA, 5 SET - Al 31 dicembre 2011, la quota di investimenti nel settore immobiliare è risultata essere superiore di quasi due volte e mezza (in valore assoluto pari a 240,35 miliardi di euro) rispetto a quella destinata a macchinari e attrezzature varie (106,8 miliardi di euro). Tra la fine del 2001 e il dicembre del 2011, gli investimenti in immobili sono aumentati del 91,7%, quelli in macchinari "solo" del 18,5%, mentre l'inflazione, sempre nello stesso periodo di tempo, è aumentata del 24%. Secondo la Cgia si è privilegiato in larga misura l'investimento di natura "speculativa", trascurando invece di usare queste risorse per aumentare la produttività e quindi la competitività delle nostre grandi aziende in una fase storica, come quella verificatasi per gran parte dell'ultimo decennio, dove i prestiti bancari venivano elargiti a tassi di interesse favorevolissimi. Solo dopo l'avvento della crisi la situazione si è capovolta. Tra il 2010 ed il 2011, ad esempio, se gli investimenti immobiliari sono scesi del 2,6%, quelli in macchinari sono aumentati dell'1,4%. Per la Cgia il ricorso al mercato immobiliare è stato condizionato, in negativo, dalla cosiddetta "Tremonti bis". "E' da augurarsi - commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia - che con le nuove misure che il Governo Monti sta predisponendo a sostegno delle imprese si tenga conto di chi, in una fase economica così difficile, ha continuato a credere nella propria azienda, a differenza di coloro che invece hanno pensato bene di riporre i propri investimenti nel settore immobiliare, abbassando la competitività del nostro sistema produttivo". "Certo - conclude Bortolussi - generalizzare è sempre sbagliato, ma questa nostra analisi dimostra come, in questo ultimi dieci anni, le grandi aziende italiane si siano concentrate prevalentemente su attività speculative, invece di investire sul miglioramento dell'organizzazione produttiva che ci avrebbe consentito di recuperare quote importanti di competitività".

CGIA, INDUSTRIA HA INVESTITO IN IMMOBILI, POCO IN MACCHINARI

VENEZIA, 5 SET - Al 31 dicembre 2011, la quota di investimenti nel settore immobiliare è risultata essere superiore di quasi due volte e mezza (in valore assoluto pari a 240,35 miliardi di euro) rispetto a quella destinata a macchinari e attrezzature varie (106,8 miliardi di euro). Tra la fine del 2001 e il dicembre del 2011, gli investimenti in immobili sono aumentati del 91,7%, quelli in macchinari "solo" del 18,5%, mentre l'inflazione, sempre nello stesso periodo di tempo, è aumentata del 24%. Secondo la Cgia si è privilegiato in larga misura l'investimento di natura "speculativa", trascurando invece di usare queste risorse per aumentare la produttività e quindi la competitività delle nostre grandi aziende in una fase storica, come quella verificatasi per gran parte dell'ultimo decennio, dove i prestiti bancari venivano elargiti a tassi di interesse favorevolissimi. Solo dopo l'avvento della crisi la situazione si è capovolta. Tra il 2010 ed il 2011, ad esempio, se gli investimenti immobiliari sono scesi del 2,6%, quelli in macchinari sono aumentati dell'1,4%. Per la Cgia il ricorso al mercato immobiliare è stato condizionato, in negativo, dalla cosiddetta "Tremonti bis". "E' da augurarsi - commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia - che con le nuove misure che il Governo Monti sta predisponendo a sostegno delle imprese si tenga conto di chi, in una fase economica così difficile, ha continuato a credere nella propria azienda, a differenza di coloro che invece hanno pensato bene di riporre i propri investimenti nel settore immobiliare, abbassando la competitività del nostro sistema produttivo". "Certo - conclude Bortolussi - generalizzare è sempre sbagliato, ma questa nostra analisi dimostra come, in questo ultimi dieci anni, le grandi aziende italiane si siano concentrate prevalentemente su attività speculative, invece di investire sul miglioramento dell'organizzazione produttiva che ci avrebbe consentito di recuperare quote importanti di competitività".

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