VINO: MANZATO, NO LIBERALIZZAZIONE DIRITTI IMPIANTO VIGNETI
news locale - 07/11/2012 12:46

VENEZIA, 7 NOV -"Modifichiamo pure l'attuale gestione dei vigneti aprendolo alle filiere, ma non consegnamolo a una liberalizzazione assoluta che potrebbe provocare il tracollo del sistema, facendo perdere all'Europa le posizioni di mercato da primato che ha mantenuto e conquistato in questi anni". Lo ha detto Franco Manzato, assessore all'agricoltura del Veneto, prima regione produttrice d'Italia con oltre 8 milioni di ettolitri e un export equivalente a circa il 65% della capacità produttiva, per un valore di quasi 1,332 miliardi di euro (dati 2011), pari a più del 30% dell'intero export italiano per quantità e valore nel settore vino. Manzato è intervenuto a Bruxelles all'incontro organizzato nella sede della rappresentanza bavarese dai 15 paesi aderenti all'Arev (Assemblea delle Regioni Europee Viticole) sul tema "L'Europa dei territori viticoli dice no alla liberalizzazione dei diritti di impianto". "I diritti d'impianto, che costituiscono ancora la chiave di volta del modello viticolo europeo, hanno consentito di sviluppare attività economiche importanti e diversificate valorizzando al meglio i territori e le produzioni vocate - ha detto ancora Manzato - laddove non ci sono di fatto alternative colturali se non l'abbandono. In più non hanno alcuna incidenza sul budget comunitario, contrariamente alle costose misure di estirpazione massiccia intraprese tra il 2008 e il 2011. Chiediamo alla Commissione di ascoltare la rivendicazione portata avanti dalla quasi totalità dei territori produttori e di presentare rapidamente una nuova proposta di inquadramento del potenziale di produzione, emendando in questo senso la proposta di regolamento 'Ocm Unico'". I diritti d'impianto sono lo strumento della politica comunitaria, vigente fino al 2015, attivato per mantenere in equilibrio domanda e offerta di vino europea, in un mercato mondiale e interno dove la produzione risultava eccessiva rispetto al consumo, con le conseguenti crisi per le aziende produttrici.

VINO: MANZATO, NO LIBERALIZZAZIONE DIRITTI IMPIANTO VIGNETI

VENEZIA, 7 NOV -"Modifichiamo pure l'attuale gestione dei vigneti aprendolo alle filiere, ma non consegnamolo a una liberalizzazione assoluta che potrebbe provocare il tracollo del sistema, facendo perdere all'Europa le posizioni di mercato da primato che ha mantenuto e conquistato in questi anni". Lo ha detto Franco Manzato, assessore all'agricoltura del Veneto, prima regione produttrice d'Italia con oltre 8 milioni di ettolitri e un export equivalente a circa il 65% della capacità produttiva, per un valore di quasi 1,332 miliardi di euro (dati 2011), pari a più del 30% dell'intero export italiano per quantità e valore nel settore vino. Manzato è intervenuto a Bruxelles all'incontro organizzato nella sede della rappresentanza bavarese dai 15 paesi aderenti all'Arev (Assemblea delle Regioni Europee Viticole) sul tema "L'Europa dei territori viticoli dice no alla liberalizzazione dei diritti di impianto". "I diritti d'impianto, che costituiscono ancora la chiave di volta del modello viticolo europeo, hanno consentito di sviluppare attività economiche importanti e diversificate valorizzando al meglio i territori e le produzioni vocate - ha detto ancora Manzato - laddove non ci sono di fatto alternative colturali se non l'abbandono. In più non hanno alcuna incidenza sul budget comunitario, contrariamente alle costose misure di estirpazione massiccia intraprese tra il 2008 e il 2011. Chiediamo alla Commissione di ascoltare la rivendicazione portata avanti dalla quasi totalità dei territori produttori e di presentare rapidamente una nuova proposta di inquadramento del potenziale di produzione, emendando in questo senso la proposta di regolamento 'Ocm Unico'". I diritti d'impianto sono lo strumento della politica comunitaria, vigente fino al 2015, attivato per mantenere in equilibrio domanda e offerta di vino europea, in un mercato mondiale e interno dove la produzione risultava eccessiva rispetto al consumo, con le conseguenti crisi per le aziende produttrici.

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