Università: Zaia: no a numero chiuso e test incomprensibili
news locale - 10/09/2013 13:06

VENEZIA, 10 SET - Nei giorni dei test per l'ammissione all'Università, il presidente del Veneto, Luca Zaia, dichiara la sua contrarietà all'attuale sistema. ''Magari seguivamo le lezioni seduti sul davanzale - ha detto nell'incontro dopo giunta - ma l'università che ho frequentato io dava a tutti le stesse possibilità e non creava un mondo per fighetti o per i soliti eletti. Credo infatti che il numero chiuso e la frequenza obbligatoria vadano contro la libertà di scelta, la democrazia e soprattutto gli studenti-lavoratori. E' un mio pallino: l'università che vogliamo è quella che fa una grande selezione, ma sul campo, partendo con mille iscritti e portandone alla laurea cento, non con test incomprensibili, perché mi chiedo che senso abbiano certe domande idiote o chiedere di don Chisciotte o dell'Ermitage a chi si deve iscrivere a medicina''. ''Magari - ha proseguito Zaia - i rettori non saranno d'accordo con me, ma i dati ci dicono che i numeri programmati ci hanno portato ad avere una deficienza di personale medico: avanti così, si rischia che accada come in Inghilterra, con medici arruolati in India, senza dimenticare le possibilità offerte dalla telemedicina. Questo sistema serve solo a legittimare le università e non a dare pari opportunità ai ragazzi, molti dei quali trovo motivati, ma disperati: è invece giusto farli provare, tutti, perché così li stiamo bloccando. Sono insomma per la liberalizzazione totale, perché ritengo che la selezione si faccia a scuola, mentre, con il numero chiuso, la selezione non si fa più, portando l'ottanta per cento di chi passa i test alla laurea''.

Università: Zaia: no a numero chiuso e test incomprensibili

VENEZIA, 10 SET - Nei giorni dei test per l'ammissione all'Università, il presidente del Veneto, Luca Zaia, dichiara la sua contrarietà all'attuale sistema. ''Magari seguivamo le lezioni seduti sul davanzale - ha detto nell'incontro dopo giunta - ma l'università che ho frequentato io dava a tutti le stesse possibilità e non creava un mondo per fighetti o per i soliti eletti. Credo infatti che il numero chiuso e la frequenza obbligatoria vadano contro la libertà di scelta, la democrazia e soprattutto gli studenti-lavoratori. E' un mio pallino: l'università che vogliamo è quella che fa una grande selezione, ma sul campo, partendo con mille iscritti e portandone alla laurea cento, non con test incomprensibili, perché mi chiedo che senso abbiano certe domande idiote o chiedere di don Chisciotte o dell'Ermitage a chi si deve iscrivere a medicina''. ''Magari - ha proseguito Zaia - i rettori non saranno d'accordo con me, ma i dati ci dicono che i numeri programmati ci hanno portato ad avere una deficienza di personale medico: avanti così, si rischia che accada come in Inghilterra, con medici arruolati in India, senza dimenticare le possibilità offerte dalla telemedicina. Questo sistema serve solo a legittimare le università e non a dare pari opportunità ai ragazzi, molti dei quali trovo motivati, ma disperati: è invece giusto farli provare, tutti, perché così li stiamo bloccando. Sono insomma per la liberalizzazione totale, perché ritengo che la selezione si faccia a scuola, mentre, con il numero chiuso, la selezione non si fa più, portando l'ottanta per cento di chi passa i test alla laurea''.

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