Venezia: Zaia; fondi deludenti, governo non crede in Mose
news locale - 10/09/2013 13:12

VENEZIA, 10 SET - Il presidente del Veneto, Luca Zaia, definisce ''assolutamente deludenti'' i finanziamenti per il Mose disposti ieri dal Cipe, pari 974 milioni di euro. ''Quel che abbiamo capito in questa vicenda - ha detto Zaia - è che il Governo non crede nel sistema di paratoie mobili. Siamo delusi da quel che sta accadendo, in primo luogo perché noi saremmo in grado di pagarci l'opera con le nostre tasse, ma soprattutto perché il Mose, se non venisse concluso, resterebbe solo una grande incompiuta, potendo iniziare a funzionare solo quando verrà posto l'ultimo tassello del puzzle. La 'versione ridotta' del Mose sarebbe infatti il fallimento del Mose stesso''. Pur ricordando che ''il Mose non l'ho scelto, né realizzato io e non entro nel merito di queste scelte'', Zaia ricorda che ''non finendo l'opera si rischia di lasciare sei miliardi sotto acqua inutilizzati, candidandoci a 'Gioia Tauro del nord'. Io sono inquietato da questa vicenda, perché questa è l'opera su cui i veneti si sono giocati tutta la loro fetta di torta delle infrastrutture. Basta pensare che la Pedemontana costerà 2,3 miliardi: ecco perché lo vogliamo completato, e prima ancora che il Governo si esprima, per non buttare l'investimento letteralmente sott'acqua, perché altrimenti bisognava pensarci prima''. ''Sta diventando - conclude Zaia - il 'Governo della coperta corta e della catena di Sant'Antonio': si toglie una tassa per metterne un'altra, si tolgono fondi da una parte per allocarli da un'altra. E ho l'impressione che il Mose sia entrato nel tritacarne di questo sistema: è bene che il domino si fermi, per capire di che morte dobbiamo morire''.

Venezia: Zaia; fondi deludenti, governo non crede in Mose

VENEZIA, 10 SET - Il presidente del Veneto, Luca Zaia, definisce ''assolutamente deludenti'' i finanziamenti per il Mose disposti ieri dal Cipe, pari 974 milioni di euro. ''Quel che abbiamo capito in questa vicenda - ha detto Zaia - è che il Governo non crede nel sistema di paratoie mobili. Siamo delusi da quel che sta accadendo, in primo luogo perché noi saremmo in grado di pagarci l'opera con le nostre tasse, ma soprattutto perché il Mose, se non venisse concluso, resterebbe solo una grande incompiuta, potendo iniziare a funzionare solo quando verrà posto l'ultimo tassello del puzzle. La 'versione ridotta' del Mose sarebbe infatti il fallimento del Mose stesso''. Pur ricordando che ''il Mose non l'ho scelto, né realizzato io e non entro nel merito di queste scelte'', Zaia ricorda che ''non finendo l'opera si rischia di lasciare sei miliardi sotto acqua inutilizzati, candidandoci a 'Gioia Tauro del nord'. Io sono inquietato da questa vicenda, perché questa è l'opera su cui i veneti si sono giocati tutta la loro fetta di torta delle infrastrutture. Basta pensare che la Pedemontana costerà 2,3 miliardi: ecco perché lo vogliamo completato, e prima ancora che il Governo si esprima, per non buttare l'investimento letteralmente sott'acqua, perché altrimenti bisognava pensarci prima''. ''Sta diventando - conclude Zaia - il 'Governo della coperta corta e della catena di Sant'Antonio': si toglie una tassa per metterne un'altra, si tolgono fondi da una parte per allocarli da un'altra. E ho l'impressione che il Mose sia entrato nel tritacarne di questo sistema: è bene che il domino si fermi, per capire di che morte dobbiamo morire''.

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