Archeologi profanano una tomba etrusca. Una proposta per un concetto diverso di archeologia!
21/09/2013 16:53
Se ne stava indisturbato, quando un assatanato staff lo ha destato dal suo più intimo riposo. Ora il sepolcro del principe etrusco è stato aperto e violato. Era e rimane lì nel suo letto di morte che lo raccoglie nell'atteggiamento più intimo della sua esistenza terrena. Gli archeologi "legali profanatori di tombe" lo hanno scoperto e se ne fanno un vanto nell'appropriarsi del suo corpo e delle sue cose, come se lui avesse perso ogni diritto a possederle. Se fosse una sepoltura recente sarebbe uno scandalo, ma siccome è "antica" è possibile violare la sua privacy senza alcun rispetto, come se lui non avesse un' anima, una dignità e un pudore. Chi non sarebbe restio ad esibire le proprie ossa? Il tempo non attenua la dignità di qualsiasi essere, anche se morto. Dietro l'alibi della indagine scientifica quella degli archeologi, nella sua attuazione, si concretizza in una profanazione, perché prescinde dalla volontà del soggetto deceduto, ma soprattutto ne altera le condizioni. Oggi è invalsa la convinzione che la scienza ci dia ogni diritto di indagare su chi ci ha preceduto, così profaniamo impunemente, perché la volontà del defunto e dei parenti, che hanno voluto garantirgli dignità nel suo riposo eterno, sembra non contare nulla. Qualcuno giustamente può obiettare che è più a rischio la sua integrità se rimane incustodito nella sua tomba piuttosto che in un museo. È vero, ma il problema non sta in quello che si fa ma come lo si fa. Il sottolineare questo problema non nega il valore dell'archeologia, ma pone il problema della riqualificazione dell'etica legata al concetto di " riscoperta dell'antico". La capacità di sviluppare una nuova sensibilità di fronte a questi eventi, fornisce l'occasione per riportarlo in un contesto più umano evitando di ridurlo ad un mero gossip scientifico. Il rispetto altrui è la base della civiltà nella sua espressione religiosa e del diritto e costituisce la consapevolezza che il tempo non è in grado di attenuare tali valori. Da qui l'auspicio che con maggiore decoro vengano trattati i resti degli antichi nel rispetto della loro entità umana e di quella privacy che, né il tempo né la scienza sono in grado di logorare.
Archeologi profanano una tomba etrusca. Una proposta per un concetto diverso di archeologia! Se ne stava indisturbato, quando un assatanato staff lo ha destato dal suo più intimo riposo. Ora il sepolcro del principe etrusco è stato aperto e violato. Era e rimane lì nel suo letto di morte che lo raccoglie nell'atteggiamento più intimo della sua esistenza terrena. Gli archeologi "legali profanatori di tombe" lo hanno scoperto e se ne fanno un vanto nell'appropriarsi del suo corpo e delle sue cose, come se lui avesse perso ogni diritto a possederle. Se fosse una sepoltura recente sarebbe uno scandalo, ma siccome è "antica" è possibile violare la sua privacy senza alcun rispetto, come se lui non avesse un' anima, una dignità e un pudore. Chi non sarebbe restio ad esibire le proprie ossa? Il tempo non attenua la dignità di qualsiasi essere, anche se morto. Dietro l'alibi della indagine scientifica quella degli archeologi, nella sua attuazione, si concretizza in una profanazione, perché prescinde dalla volontà del soggetto deceduto, ma soprattutto ne altera le condizioni. Oggi è invalsa la convinzione che la scienza ci dia ogni diritto di indagare su chi ci ha preceduto, così profaniamo impunemente, perché la volontà del defunto e dei parenti, che hanno voluto garantirgli dignità nel suo riposo eterno, sembra non contare nulla. Qualcuno giustamente può obiettare che è più a rischio la sua integrità se rimane incustodito nella sua tomba piuttosto che in un museo. È vero, ma il problema non sta in quello che si fa ma come lo si fa. Il sottolineare questo problema non nega il valore dell'archeologia, ma pone il problema della riqualificazione dell'etica legata al concetto di " riscoperta dell'antico". La capacità di sviluppare una nuova sensibilità di fronte a questi eventi, fornisce l'occasione per riportarlo in un contesto più umano evitando di ridurlo ad un mero gossip scientifico. Il rispetto altrui è la base della civiltà nella sua espressione religiosa e del diritto e costituisce la consapevolezza che il tempo non è in grado di attenuare tali valori. Da qui l'auspicio che con maggiore decoro vengano trattati i resti degli antichi nel rispetto della loro entità umana e di quella privacy che, né il tempo né la scienza sono in grado di logorare.
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