Regioni: Veneto; Ruffato a stati generali editoria, è crisi
Notizie e politica - 28/10/2013 13:48

VENEZIA, 28 OTT - Un sistema informativo in crisi, indebolito dalla pesante flessione delle vendite e dei ricavi e impoverito nel numero di testate e negli organici, non può essere un buon 'cane da guardia' della democrazia e delle istituzioni. E' stato questo il punto di partenza della riflessione del presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato, aprendo i lavori degli "Stati generali dell'informazione veneta" a palazzo Labia, sede della Rai regionale del Veneto. Un confronto a tutto campo tra operatori del settore (giornalisti, direttori ed editori), istituzioni e parti sociali organizzato da Ordine e Sindacato dei giornalisti veneti e dal Consiglio regionale per guardare al futuro, "oltre la crisi" dell'editoria. Ruffato ha ribadito che l'informazione è un diritto costituzionale del quale le istituzioni devono farsi carico,        in quanto requisito indispensabile per la partecipazione dei cittadini e un corretto esercizio della democrazia. "Un sistema informativo economicamente debole - ha affermato - sempre meno disposto ad investire sulla professionalità, affidato al precariato, in balia di norme e leggi incerte, in alcuni casi vessatorie (come è stato per il digitale terrestre) non può fare tutto questo. Non può garantire buoni prodotti. Non può assicurare libertà espressiva, pluralismo, approfondimento. Non può aiutare il cittadino (lettore, radioascoltatore, telespettatore, utilizzatore di internet, social e new media) a valutare quanto avviene. Siamo tutti consapevoli che a certe condizioni è impossibile fare buon giornalismo". Secondo Ruffato, c'è anche una responsabilità delle istituzioni nell'attuale crisi del settore, fiaccato nei suoi diversi segmenti dell'editoria cartacea, radiotelevisiva e online da stati di crisi, liquidazione di testate, licenziamenti di giornalisti e crescente precarizzazione degli occupati. Guardando alla sfera di competenza delle Regioni, il presidente dell'assemblea legislativa del Veneto ha ammesso che le Regioni avrebbero potuto far sentire di più la propria voce e il proprio peso nel passaggio dell'emittenza dall'analogico al digitale e nella conseguente assegnazione delle frequenze alle tv locali, consentendo soluzioni meno onerose per le radio e le tv locali. Analogamente, nelle politiche nazionali a sostegno dell'editoria, l'intervento coordinato e unitario delle Regioni avrebbe potuto meglio difendere il patrimonio delle testate locali e regionali, o addirittura orientare in modo diverso il servizio pubblico della maggior industria culturale e informativa del Paese, la Rai. "Una diversa e più convinta strategia - ha sostenuto Ruffato, guardando al passato - avrebbe evitato di perdere la battaglia volta a fare della terza rete quella testata delle regioni e delle autonomie locali pensata dal legislatore al momento della sua istituzione. Mi chiedo se valga la pena riprovarci, seppur in presenza di una stagione non proprio felice per il regionalismo". Dal canto suo la Regione Veneto - ha assicurato Ruffato - intende investire nella salvaguardia e nella valorizzazione del proprio sistema informativo, che conta quattro affermati gruppi editoriali di quotidiani, una ventina di emittenti televisive, altrettante radio, una decina di testate diocesane profondamente radicate nel territorio. Ne è prova l'iniziativa legislativa assunta dal Consiglio regionale del Veneto, terza regione in Italia dopo Toscana, Puglia e Lazio a prevedere una specifica norma regionale a sostegno del sistema informativo. 

Regioni: Veneto; Ruffato a stati generali editoria, è crisi

VENEZIA, 28 OTT - Un sistema informativo in crisi, indebolito dalla pesante flessione delle vendite e dei ricavi e impoverito nel numero di testate e negli organici, non può essere un buon 'cane da guardia' della democrazia e delle istituzioni. E' stato questo il punto di partenza della riflessione del presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato, aprendo i lavori degli "Stati generali dell'informazione veneta" a palazzo Labia, sede della Rai regionale del Veneto. Un confronto a tutto campo tra operatori del settore (giornalisti, direttori ed editori), istituzioni e parti sociali organizzato da Ordine e Sindacato dei giornalisti veneti e dal Consiglio regionale per guardare al futuro, "oltre la crisi" dell'editoria. Ruffato ha ribadito che l'informazione è un diritto costituzionale del quale le istituzioni devono farsi carico,        in quanto requisito indispensabile per la partecipazione dei cittadini e un corretto esercizio della democrazia. "Un sistema informativo economicamente debole - ha affermato - sempre meno disposto ad investire sulla professionalità, affidato al precariato, in balia di norme e leggi incerte, in alcuni casi vessatorie (come è stato per il digitale terrestre) non può fare tutto questo. Non può garantire buoni prodotti. Non può assicurare libertà espressiva, pluralismo, approfondimento. Non può aiutare il cittadino (lettore, radioascoltatore, telespettatore, utilizzatore di internet, social e new media) a valutare quanto avviene. Siamo tutti consapevoli che a certe condizioni è impossibile fare buon giornalismo". Secondo Ruffato, c'è anche una responsabilità delle istituzioni nell'attuale crisi del settore, fiaccato nei suoi diversi segmenti dell'editoria cartacea, radiotelevisiva e online da stati di crisi, liquidazione di testate, licenziamenti di giornalisti e crescente precarizzazione degli occupati. Guardando alla sfera di competenza delle Regioni, il presidente dell'assemblea legislativa del Veneto ha ammesso che le Regioni avrebbero potuto far sentire di più la propria voce e il proprio peso nel passaggio dell'emittenza dall'analogico al digitale e nella conseguente assegnazione delle frequenze alle tv locali, consentendo soluzioni meno onerose per le radio e le tv locali. Analogamente, nelle politiche nazionali a sostegno dell'editoria, l'intervento coordinato e unitario delle Regioni avrebbe potuto meglio difendere il patrimonio delle testate locali e regionali, o addirittura orientare in modo diverso il servizio pubblico della maggior industria culturale e informativa del Paese, la Rai. "Una diversa e più convinta strategia - ha sostenuto Ruffato, guardando al passato - avrebbe evitato di perdere la battaglia volta a fare della terza rete quella testata delle regioni e delle autonomie locali pensata dal legislatore al momento della sua istituzione. Mi chiedo se valga la pena riprovarci, seppur in presenza di una stagione non proprio felice per il regionalismo". Dal canto suo la Regione Veneto - ha assicurato Ruffato - intende investire nella salvaguardia e nella valorizzazione del proprio sistema informativo, che conta quattro affermati gruppi editoriali di quotidiani, una ventina di emittenti televisive, altrettante radio, una decina di testate diocesane profondamente radicate nel territorio. Ne è prova l'iniziativa legislativa assunta dal Consiglio regionale del Veneto, terza regione in Italia dopo Toscana, Puglia e Lazio a prevedere una specifica norma regionale a sostegno del sistema informativo. 

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