GENNARO MAROTTA, IDV VENETO, RINUNCIA AL VITALIZIO
11/03/2015 16:16

Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori, ha rinunciato al vitalizio. Con una lettera indirizzata al segretario generale del Consiglio Roberto Zanon, Marotta ha chiesto la restituzione dei contributi previdenziali versato dal 2010 ad oggi, nei cinque anni della legislatura, dichiarando la propria intenzione di non avvalersi del diritto all’assegno pensionistico al raggiungimento del 65esimo anno di età. “Ne ho parlato con mia moglie Fiorella, che ha condiviso senza ‘se’ e senza ‘ma’ questa scelta. Ritengo che non sia tollerabile, soprattutto in politica, un diritto che appare ai più un privilegio: a fronte di 1 euro di contribuzione versata, un consigliere regionale oggi matura un trattamento pensionistico che vale sei volte tanto. Nel mio caso avrei percepito 602 mila euro lordi, ipotizzando 20 anni di vitalizio per una prospettiva media di vita di poco più di 80 anni: 517 mila euro in più di quanto versato”. Gennaro Marotta spiega con ragioni etiche la propria scelta. “Qualcuno mi accuserà forse di demagogia – ha dichiarato Marotta presentando ai giornalisti la lettera di rinuncia e la tabella dei risparmi generati per le casse del Consiglio regionale – per me invece si tratta di una scelta etica di coerenza. Sono stato il primo consigliere ad autoridursi lo stipendio, ad inizio legislatura, innescando così i successivi provvedimenti di riduzione dei costi della politica. Ho proposto e votato l’abolizione del vitalizio regionale. Mi sono battuto contro i finanziamenti e il diritto alla sede per l’associazione degli ex consiglieri. Ho presentato due disegni di legge per impedire il cumulo dei vitalizi per chi ha ricoperto più ruoli istituzionali e per cancellare il diritto all’assegno per chi è uscito patteggiando da inchieste giudiziarie per corruzione e appropriazione indebita di denaro pubblico. E ora ritengo doveroso, arrivato al termine della legislatura, continuare ad essere coerente con il percorso che ho avviato”. Marotta, classe 1960, ha rinunciato ad un assegno pensionistico che vale 2.029,07 euro al mese se si anticipa il trattamento pensionistico a 60 anni, e 2.668,43 euro dai 65 anni in poi. “La mia è una scelta senza paracadute – aggiunge – non so se verrò rieletto né sono in pista per altri incarichi o prebende. Probabilmente dopo le elezioni tornerò al mio lavoro di funzionario del comune di Venezia. Ma con la soddisfazione di aver fatto risparmiare mezzo milione di euro ai cittadini veneti”. Oltre a Marotta ad aver rinunciato all’assegno pensionistico del Consiglio regionale risultano essere sinora Alessio Morosin, consigliere regionale della Liga veneta nella sesta legislatura (1995-2000), e Andrea Causin, consigliere regionale del Pd dal 2005 al marzo 2013, quando è stato eletto deputato alla Camera.

GENNARO MAROTTA, IDV VENETO, RINUNCIA AL VITALIZIO

Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori, ha rinunciato al vitalizio. Con una lettera indirizzata al segretario generale del Consiglio Roberto Zanon, Marotta ha chiesto la restituzione dei contributi previdenziali versato dal 2010 ad oggi, nei cinque anni della legislatura, dichiarando la propria intenzione di non avvalersi del diritto all’assegno pensionistico al raggiungimento del 65esimo anno di età. “Ne ho parlato con mia moglie Fiorella, che ha condiviso senza ‘se’ e senza ‘ma’ questa scelta. Ritengo che non sia tollerabile, soprattutto in politica, un diritto che appare ai più un privilegio: a fronte di 1 euro di contribuzione versata, un consigliere regionale oggi matura un trattamento pensionistico che vale sei volte tanto. Nel mio caso avrei percepito 602 mila euro lordi, ipotizzando 20 anni di vitalizio per una prospettiva media di vita di poco più di 80 anni: 517 mila euro in più di quanto versato”. Gennaro Marotta spiega con ragioni etiche la propria scelta. “Qualcuno mi accuserà forse di demagogia – ha dichiarato Marotta presentando ai giornalisti la lettera di rinuncia e la tabella dei risparmi generati per le casse del Consiglio regionale – per me invece si tratta di una scelta etica di coerenza. Sono stato il primo consigliere ad autoridursi lo stipendio, ad inizio legislatura, innescando così i successivi provvedimenti di riduzione dei costi della politica. Ho proposto e votato l’abolizione del vitalizio regionale. Mi sono battuto contro i finanziamenti e il diritto alla sede per l’associazione degli ex consiglieri. Ho presentato due disegni di legge per impedire il cumulo dei vitalizi per chi ha ricoperto più ruoli istituzionali e per cancellare il diritto all’assegno per chi è uscito patteggiando da inchieste giudiziarie per corruzione e appropriazione indebita di denaro pubblico. E ora ritengo doveroso, arrivato al termine della legislatura, continuare ad essere coerente con il percorso che ho avviato”. Marotta, classe 1960, ha rinunciato ad un assegno pensionistico che vale 2.029,07 euro al mese se si anticipa il trattamento pensionistico a 60 anni, e 2.668,43 euro dai 65 anni in poi. “La mia è una scelta senza paracadute – aggiunge – non so se verrò rieletto né sono in pista per altri incarichi o prebende. Probabilmente dopo le elezioni tornerò al mio lavoro di funzionario del comune di Venezia. Ma con la soddisfazione di aver fatto risparmiare mezzo milione di euro ai cittadini veneti”. Oltre a Marotta ad aver rinunciato all’assegno pensionistico del Consiglio regionale risultano essere sinora Alessio Morosin, consigliere regionale della Liga veneta nella sesta legislatura (1995-2000), e Andrea Causin, consigliere regionale del Pd dal 2005 al marzo 2013, quando è stato eletto deputato alla Camera.

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