AUTO DI LUSSO: FATTURE FALSE PER 60 MLN DI EURO
21/07/2015 13:25

Un giro di fatture false per 60 milioni di euro nella vendita di auto di lusso è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Jesolo che ha accertato un'evasione di 25 milioni di euro. L'indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia, in collaborazione con la magistratura di Treviso e con la Procura tedesca di Francoforte sul Meno. Venticinque le persone denunciate di cui 4 sarebbero i promotori dell'organizzazione e accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari transnazionali; 8 gli arresti fatti dalla magistratura trevigiana nell'ambito della prima tranche dell'operazione. Numerose le perquisizioni in Veneto, Friuli e Lombardia disposte dalla Procura di Venezia, che ha anche avviato rogatorie con l' autorità giudiziaria in Germania per acquisire elementi relativi alle società estere coinvolte nella frode.     A capo dell'organizzazione un uomo, soprannominato "il principe" che avrebbe intascato la consistente imposta sul valore aggiunto dovuta sulle auto al momento dell'importazione in Italia dove venivano vendute a prezzi competitivi. Era stato infatti creato un complesso reticolo di aziende, in Italia ed all'estero, esistenti solo sulla carta ed intestate a prestanome o persone di fiducia, allo scopo di acquistare auto presso fornitori comunitari, principalmente tedeschi. I mezzi, portati in Italia, venivano destinati subito ai rivenditori.     A seguito dell'importazione da parte del primo anello della catena nazionale, costituito da imprese denominate 'missing traders' (in quanto dopo poco "scomparivano", occultando ogni documento contabile e omettendo la presentazione delle dichiarazioni fiscali) non veniva effettuato il versamento delle imposte. Queste imprese, poi, rivendevano le auto, sempre solo sulla carta, a società 'cartiere'; dopo una serie di ulteriori cessioni fittizie tra società cartiere e società filtro gli stessi mezzi arrivavano ai rivenditori finali che vendevano a prezzi concorrenziali. Il sistema evasivo era garantito da un vorticoso giro di fatture, documenti di trasporto e documenti doganali tutti falsificati, al solo fine di giustificare i passaggi degli autoveicoli tra le società. I debiti tributari venivano, invece, lasciati in capo alle società fittizie ed ai prestanome compiacenti e soprattutto nullatenenti, che non eseguivano il versamento delle imposte. Per circa cinque anni i finanzieri hanno seguito le mosse degli indagati, individuando, ad una ad una, le società create solo col fine dell'evasione fiscale.  

AUTO DI LUSSO: FATTURE FALSE PER 60 MLN DI EURO

Un giro di fatture false per 60 milioni di euro nella vendita di auto di lusso è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Jesolo che ha accertato un'evasione di 25 milioni di euro. L'indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia, in collaborazione con la magistratura di Treviso e con la Procura tedesca di Francoforte sul Meno. Venticinque le persone denunciate di cui 4 sarebbero i promotori dell'organizzazione e accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari transnazionali; 8 gli arresti fatti dalla magistratura trevigiana nell'ambito della prima tranche dell'operazione. Numerose le perquisizioni in Veneto, Friuli e Lombardia disposte dalla Procura di Venezia, che ha anche avviato rogatorie con l' autorità giudiziaria in Germania per acquisire elementi relativi alle società estere coinvolte nella frode.     A capo dell'organizzazione un uomo, soprannominato "il principe" che avrebbe intascato la consistente imposta sul valore aggiunto dovuta sulle auto al momento dell'importazione in Italia dove venivano vendute a prezzi competitivi. Era stato infatti creato un complesso reticolo di aziende, in Italia ed all'estero, esistenti solo sulla carta ed intestate a prestanome o persone di fiducia, allo scopo di acquistare auto presso fornitori comunitari, principalmente tedeschi. I mezzi, portati in Italia, venivano destinati subito ai rivenditori.     A seguito dell'importazione da parte del primo anello della catena nazionale, costituito da imprese denominate 'missing traders' (in quanto dopo poco "scomparivano", occultando ogni documento contabile e omettendo la presentazione delle dichiarazioni fiscali) non veniva effettuato il versamento delle imposte. Queste imprese, poi, rivendevano le auto, sempre solo sulla carta, a società 'cartiere'; dopo una serie di ulteriori cessioni fittizie tra società cartiere e società filtro gli stessi mezzi arrivavano ai rivenditori finali che vendevano a prezzi concorrenziali. Il sistema evasivo era garantito da un vorticoso giro di fatture, documenti di trasporto e documenti doganali tutti falsificati, al solo fine di giustificare i passaggi degli autoveicoli tra le società. I debiti tributari venivano, invece, lasciati in capo alle società fittizie ed ai prestanome compiacenti e soprattutto nullatenenti, che non eseguivano il versamento delle imposte. Per circa cinque anni i finanzieri hanno seguito le mosse degli indagati, individuando, ad una ad una, le società create solo col fine dell'evasione fiscale.  

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