ABOLIRE LE TASSE SULLA CASA? PRIMA I CAPANNONI INDUSTRIALI
01/09/2015 13:19

Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, risponde al Presidente Renzi sulla proposta di eliminare Imu e Tasi per la prima casa. «Meglio farlo sui fabbricati, che sono uno strumento di lavoro per le imprese. Ancora una volta non si considerano le esigenze di chi costituisce l’anima del tessuto economico». Nel territorio padovano Imu e Tasi pesano sugli immobili della categoria catastale D per oltre 100 milioni di euro l’anno. «Liquidità che potrebbe essere rimessa in circolo».
«Abbiamo letto con interesse le dichiarazioni di Matteo Renzi, che pochi giorni fa a Pesaro ha affermato di voler abolire entro il 2016 Tasi e Imu sulla prima casa, sui terreni agricoli e per i macchinari imbullonati. Peccato, però, che nei programmi annunciati dal Presidente del Consiglio non ci sia alcun riferimento all’esenzione da Imu e Tasi per gli immobili a uso produttivo. A nostro parere è proprio per i capannoni che il Governo dovrebbe intervenire, eliminando queste imposte, perché Imu e Tasi nascono come tasse sul patrimonio ma in questo caso a essere colpiti sono gli strumenti di lavoro. E sono state proprio le piccole imprese, già messe a dura prova da anni di recessione ininterrotta, quelle più penalizzate dall’introduzione di tali imposte. La domanda è scontata: come si può pensare di rilanciare l’economia se si colpisce alla base chi dovrebbe investire?». Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, commenta così le frasi del premier che tanto hanno fatto rumore in questi giorni.
«Non per niente, il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti ha successivamente provato a correggere il tiro, spiegando che la Tasi sulla prima casa deve restare sugli immobili di valore maggiore, per finanziare la deducibilità al 100% dell’Imu sui capannoni» prosegue Valerio nella sua riflessione. «Dal canto nostro, indipendentemente da come si reperiranno le risorse per arrivarci, riteniamo che sia questo, necessariamente, il punto di arrivo. E spiace che il presidente Renzi, in altre circostanze più solerte nel recepire le esigenze del mondo imprenditoriale, abbia ignorato bellamente la questione».
I dati messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate testimoniano che i capannoni, presenti nella categoria catastale D, nel 2014 hanno generato il gettito più importante per le casse pubbliche per quanto riguarda gli immobili strumentali, arrivando a pesare nel complesso per oltre 6.15 miliardi sulla tasche degli imprenditori, quasi il doppio (un aumento tra il 93 e il 94%) rispetto a quanto non accadesse fino al 2011 per gli stessi immobili con la vecchia Ici. Si parla di un impatto che, secondo la stima di Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione, per quanto riguarda i comuni del territorio padovano supera i 100 milioni di euro l’anno.
«Una liquidità che sicuramente sarebbe utile se rimessa in circolo e non destinata al fisco» prosegue Valerio. «Fermo restando che se l’obiettivo è agevolare gli investimenti delle imprese, la strada da imboccare è una sola: ridurre l’attuale, insostenibile pressione fiscale. E’ proprio a causa dell’elevata pressione fiscale se non vengono effettuati molti investimenti che sarebbero necessari allo sviluppo. Tutto ciò finisce per gravare pesantemente sulle ali di un territorio come quello padovano, che avrebbe le potenzialità per rialzarsi e attrarre risorse potendo contare su asset strategici come un’importante università, un valido sistema logistico e un tessuto produttivo che vanta una lunga tradizione di contoterzisti di qualità».

ABOLIRE LE TASSE SULLA CASA? PRIMA I CAPANNONI INDUSTRIALI

Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, risponde al Presidente Renzi sulla proposta di eliminare Imu e Tasi per la prima casa. «Meglio farlo sui fabbricati, che sono uno strumento di lavoro per le imprese. Ancora una volta non si considerano le esigenze di chi costituisce l’anima del tessuto economico». Nel territorio padovano Imu e Tasi pesano sugli immobili della categoria catastale D per oltre 100 milioni di euro l’anno. «Liquidità che potrebbe essere rimessa in circolo».
«Abbiamo letto con interesse le dichiarazioni di Matteo Renzi, che pochi giorni fa a Pesaro ha affermato di voler abolire entro il 2016 Tasi e Imu sulla prima casa, sui terreni agricoli e per i macchinari imbullonati. Peccato, però, che nei programmi annunciati dal Presidente del Consiglio non ci sia alcun riferimento all’esenzione da Imu e Tasi per gli immobili a uso produttivo. A nostro parere è proprio per i capannoni che il Governo dovrebbe intervenire, eliminando queste imposte, perché Imu e Tasi nascono come tasse sul patrimonio ma in questo caso a essere colpiti sono gli strumenti di lavoro. E sono state proprio le piccole imprese, già messe a dura prova da anni di recessione ininterrotta, quelle più penalizzate dall’introduzione di tali imposte. La domanda è scontata: come si può pensare di rilanciare l’economia se si colpisce alla base chi dovrebbe investire?». Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, commenta così le frasi del premier che tanto hanno fatto rumore in questi giorni.
«Non per niente, il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti ha successivamente provato a correggere il tiro, spiegando che la Tasi sulla prima casa deve restare sugli immobili di valore maggiore, per finanziare la deducibilità al 100% dell’Imu sui capannoni» prosegue Valerio nella sua riflessione. «Dal canto nostro, indipendentemente da come si reperiranno le risorse per arrivarci, riteniamo che sia questo, necessariamente, il punto di arrivo. E spiace che il presidente Renzi, in altre circostanze più solerte nel recepire le esigenze del mondo imprenditoriale, abbia ignorato bellamente la questione».
I dati messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate testimoniano che i capannoni, presenti nella categoria catastale D, nel 2014 hanno generato il gettito più importante per le casse pubbliche per quanto riguarda gli immobili strumentali, arrivando a pesare nel complesso per oltre 6.15 miliardi sulla tasche degli imprenditori, quasi il doppio (un aumento tra il 93 e il 94%) rispetto a quanto non accadesse fino al 2011 per gli stessi immobili con la vecchia Ici. Si parla di un impatto che, secondo la stima di Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione, per quanto riguarda i comuni del territorio padovano supera i 100 milioni di euro l’anno.
«Una liquidità che sicuramente sarebbe utile se rimessa in circolo e non destinata al fisco» prosegue Valerio. «Fermo restando che se l’obiettivo è agevolare gli investimenti delle imprese, la strada da imboccare è una sola: ridurre l’attuale, insostenibile pressione fiscale. E’ proprio a causa dell’elevata pressione fiscale se non vengono effettuati molti investimenti che sarebbero necessari allo sviluppo. Tutto ciò finisce per gravare pesantemente sulle ali di un territorio come quello padovano, che avrebbe le potenzialità per rialzarsi e attrarre risorse potendo contare su asset strategici come un’importante università, un valido sistema logistico e un tessuto produttivo che vanta una lunga tradizione di contoterzisti di qualità».

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