PROFUGHI: IL NO DEL COMUNE DI SANTA LUCIA DI PIAVE
04/09/2015 13:13

"Preso atto della posizione espressa dall'Anci regionale in relazione alla disponibilità dei Comuni ad accogliere profughi in ragione di uno ogni mille abitanti, l'amministrazione comunale di Santa Lucia di Piave ribadisce il suo totale dissenso".    Ad affermarlo è il sindaco Riccardo Szumski secondo il quale  "un tale atteggiamento è l'ulteriore motivazione che conferma la bontà della decisone a suo tempo presa di uscire da una associazione che non tutela i propri associati. Anzi viene usata per cercare di far digerire agli enti locali qualsiasi decisione centralistica".    Szumski invita quindi a "vedere lo zero di risultati ottenuti sul patto di stabilità e sui costi standard per cui Comuni virtuosi come i veneti sono trattati peggio di quelli in bancarotta".    "Ribadisco - aggiunge il sindaco - che fino a quando la mia comunità non sarà liberata dall'obbligo del Patto che non si giustifica minimamente vista la virtuosità di bilancio, le risorse proprie, l'essere il 25 % sotto i costi standard , lo Stato non può nulla pretendere dal sindaco che è stato eletto per pensare prima ai suoi cittadini. Se lo Stato - conclude - rispettando,il dettato costituzionale, ripristinerà la legalità dei suoi comportamenti nei nostri confronti saremo pronti a fare umanitariamente, la nostra parte e non sarà difficile. Prima no".

PROFUGHI: IL NO DEL COMUNE DI SANTA LUCIA DI PIAVE

"Preso atto della posizione espressa dall'Anci regionale in relazione alla disponibilità dei Comuni ad accogliere profughi in ragione di uno ogni mille abitanti, l'amministrazione comunale di Santa Lucia di Piave ribadisce il suo totale dissenso".    Ad affermarlo è il sindaco Riccardo Szumski secondo il quale  "un tale atteggiamento è l'ulteriore motivazione che conferma la bontà della decisone a suo tempo presa di uscire da una associazione che non tutela i propri associati. Anzi viene usata per cercare di far digerire agli enti locali qualsiasi decisione centralistica".    Szumski invita quindi a "vedere lo zero di risultati ottenuti sul patto di stabilità e sui costi standard per cui Comuni virtuosi come i veneti sono trattati peggio di quelli in bancarotta".    "Ribadisco - aggiunge il sindaco - che fino a quando la mia comunità non sarà liberata dall'obbligo del Patto che non si giustifica minimamente vista la virtuosità di bilancio, le risorse proprie, l'essere il 25 % sotto i costi standard , lo Stato non può nulla pretendere dal sindaco che è stato eletto per pensare prima ai suoi cittadini. Se lo Stato - conclude - rispettando,il dettato costituzionale, ripristinerà la legalità dei suoi comportamenti nei nostri confronti saremo pronti a fare umanitariamente, la nostra parte e non sarà difficile. Prima no".

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