SCANDALO VOLKSWAGEN POTENZIALMENTE UN GUAIO PER 3.000 PMI
06/10/2015 13:11

LO scandalo Volkswagen potrebbe avere ripercussioni pesanti anche nel Veneto e nel padovano; dalle 96 imprese attive nel settore automotive alle quasi 3.000 nell’ambito della subfornitura industriale che guarda alla Germania come principale mercato di sbocco. A  tracciare il perimetro padovano della zona rossa intorno allo scandalo Volkswagen è Fabbrica Padova, centro studi di Confapi. Davide D’Onofrio, direttore dell’Associazione: «Sbagliato sottovalutare il problema: sono tantissime le aziende che potrebbero pagare le conseguenze dovute a una possibile contrazione del comparto automotive o a un indebolimento dell’economia tedesca.

Novantasei aziende coinvolte direttamente. Ma quasi tremila (2.991) coinvolte indirettamente. Sono i numeri delle aziende della subfornitura meccanica padovana che potrebbero subire ripercussioni dallo scandalo Volkswagen. Lo attesta Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, che, partendo dai dati della Camera di commercio relativi agli insediamenti produttivi nel territorio, ha calcolato quante imprese potrebbero uscire danneggiate dal “dieselgate” legato al colosso di Wolfsburg.
Codici Ateco alla mano, occorre infatti aggiungere alle imprese impegnate nella fabbricazione degli autoveicoli e dei loro componenti (96) quelle che operano nella lavorazione di meccanica generale (751), nella fabbricazioni di strutture metalliche e parti di strutture (608), nel rivestimento dei metalli (222), nella fabbricazione di apparecchiature di segnalazione e illuminazione anche per mezzi di trasporto (116) e di apparecchiature di refrigerazione e ventilazione (179), solo per citare alcuni settori. Ed è poi il caso di soffermarsi su altri comparti come la fabbricazione di pistoni, fasce elastiche, carburatori e parti simili di motori a combustione interna, e la fabbricazione di apparecchiature fluidodinamiche, di pompe, valvole e compressori, di cuscinetti, ingranaggi e organi di trasmissione e di altre macchine di impiego generale (179 sommando le varie voci) che non sono legati tecnicamente all’automotive ma che, chiaramente, sono implicati. Ma l’elenco, come riportato nella tabella in coda al testo, potrebbe continuare.

«E’ chiaro che le aziende più coinvolte sono quelle direttamente attive nella fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli, ma le implicazioni saranno pesanti per un numero molto più ampio di imprese» commenta Davide D’Onofrio, direttore di Confapi Padova. «Dobbiamo infatti considerare sia l’indotto diretto sia quello indiretto, che riguarda il settore della subfornitura meccanica e comprende anche i contoterzisti che, a loro volta, riforniscono gli stessi fornitori. Ecco perché è corretto calcolare tutte le aziende che producono componenti ma anche tecnologia utilizzata nelle linee di produzione industriale. Sono aziende che, in caso di un rallentamento delle esportazioni, avranno solo da rimetterci, anche se non esportano direttamente i propri prodotti in Germania. A oggi è impossibile quantificare quali saranno le conseguenze dello scandalo ma è purtroppo facile prevedere che non saranno indolori».
Il tutto, senza considerare il “disturbo” arrecato ai consumatori finali, i cittadini che hanno acquistato auto del gruppo. Volkswagen Group Italia ha comunicato che le vetture circolanti in Italia con il motore TDi 4 cilindri 2 litri EA 189 coinvolte nello scandalo delle emissioni sono 648.458. Di queste oltre la metà (361.432) sono del brand Volkswagen, poi ci sono 197.421 Audi, 38.966 Skoda, 35.348 Seat e 15.291 veicoli commerciali. Il piano d’azione prevede che il colosso tedesco e le altre case madri delle marche del Gruppo presentino “le soluzioni tecniche e le relative misure alle autorità competenti nel mese di ottobre”, come precisato in una nota da Wolfsburg. I clienti saranno informati su “tempistiche e modalità per l’esecuzione dell’intervento di manutenzione service”.

SCANDALO VOLKSWAGEN POTENZIALMENTE UN GUAIO PER 3.000 PMI

LO scandalo Volkswagen potrebbe avere ripercussioni pesanti anche nel Veneto e nel padovano; dalle 96 imprese attive nel settore automotive alle quasi 3.000 nell’ambito della subfornitura industriale che guarda alla Germania come principale mercato di sbocco. A  tracciare il perimetro padovano della zona rossa intorno allo scandalo Volkswagen è Fabbrica Padova, centro studi di Confapi. Davide D’Onofrio, direttore dell’Associazione: «Sbagliato sottovalutare il problema: sono tantissime le aziende che potrebbero pagare le conseguenze dovute a una possibile contrazione del comparto automotive o a un indebolimento dell’economia tedesca.

Novantasei aziende coinvolte direttamente. Ma quasi tremila (2.991) coinvolte indirettamente. Sono i numeri delle aziende della subfornitura meccanica padovana che potrebbero subire ripercussioni dallo scandalo Volkswagen. Lo attesta Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, che, partendo dai dati della Camera di commercio relativi agli insediamenti produttivi nel territorio, ha calcolato quante imprese potrebbero uscire danneggiate dal “dieselgate” legato al colosso di Wolfsburg.
Codici Ateco alla mano, occorre infatti aggiungere alle imprese impegnate nella fabbricazione degli autoveicoli e dei loro componenti (96) quelle che operano nella lavorazione di meccanica generale (751), nella fabbricazioni di strutture metalliche e parti di strutture (608), nel rivestimento dei metalli (222), nella fabbricazione di apparecchiature di segnalazione e illuminazione anche per mezzi di trasporto (116) e di apparecchiature di refrigerazione e ventilazione (179), solo per citare alcuni settori. Ed è poi il caso di soffermarsi su altri comparti come la fabbricazione di pistoni, fasce elastiche, carburatori e parti simili di motori a combustione interna, e la fabbricazione di apparecchiature fluidodinamiche, di pompe, valvole e compressori, di cuscinetti, ingranaggi e organi di trasmissione e di altre macchine di impiego generale (179 sommando le varie voci) che non sono legati tecnicamente all’automotive ma che, chiaramente, sono implicati. Ma l’elenco, come riportato nella tabella in coda al testo, potrebbe continuare.

«E’ chiaro che le aziende più coinvolte sono quelle direttamente attive nella fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli, ma le implicazioni saranno pesanti per un numero molto più ampio di imprese» commenta Davide D’Onofrio, direttore di Confapi Padova. «Dobbiamo infatti considerare sia l’indotto diretto sia quello indiretto, che riguarda il settore della subfornitura meccanica e comprende anche i contoterzisti che, a loro volta, riforniscono gli stessi fornitori. Ecco perché è corretto calcolare tutte le aziende che producono componenti ma anche tecnologia utilizzata nelle linee di produzione industriale. Sono aziende che, in caso di un rallentamento delle esportazioni, avranno solo da rimetterci, anche se non esportano direttamente i propri prodotti in Germania. A oggi è impossibile quantificare quali saranno le conseguenze dello scandalo ma è purtroppo facile prevedere che non saranno indolori».
Il tutto, senza considerare il “disturbo” arrecato ai consumatori finali, i cittadini che hanno acquistato auto del gruppo. Volkswagen Group Italia ha comunicato che le vetture circolanti in Italia con il motore TDi 4 cilindri 2 litri EA 189 coinvolte nello scandalo delle emissioni sono 648.458. Di queste oltre la metà (361.432) sono del brand Volkswagen, poi ci sono 197.421 Audi, 38.966 Skoda, 35.348 Seat e 15.291 veicoli commerciali. Il piano d’azione prevede che il colosso tedesco e le altre case madri delle marche del Gruppo presentino “le soluzioni tecniche e le relative misure alle autorità competenti nel mese di ottobre”, come precisato in una nota da Wolfsburg. I clienti saranno informati su “tempistiche e modalità per l’esecuzione dell’intervento di manutenzione service”.

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