TRAGEDIA DEL VAJONT, 52 ANNI FA MORIRONO IN DUEMILA
09/10/2015 17:40

Sono trascorsi 52 anni dalla tragedia del Vajont, una delle più gravi nella storia del nostro Paese. Una tragedia che poteva essere evitata se si fosse dato ascolto agli allarmi di alcuni tecnici in relazione alla situazione idrogeologica del territorio dove era stata progettata la diga. Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno. La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 alle ore 22 e 39 dal Monte Toc si stacca una frana che non può lasciare scampo: oltre due chilometri quadrati di montagna si riversano nell’invaso, 260 milioni di metri cubi di terra si tuffano nel bacino con una velocità superiore ai 20 metri al secondo. Non c’è nulla da fare: l’onda d’urto e la tracimazione dell’acqua causarono una vera e propria ecatombe. Decine e decine di milioni di metri cubi d’acqua distruggono tutto quello che incontrano. L'ondata seminò ovunque morte e desolazione. La stima più attendibile è a tutt'oggi di 1917 vittime. Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi. Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti. La zona in cui si è verificato l'evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano.
“Se c’è una lezione che non può essere dimenticata della tragedia del Vajont è il diritto alla ricerca della verità e il dovere di ricordare e di insegnare l’intera vicenda, le sue cause, tutte le colpe e la incredibile difficoltà che ebbero le vittime a trovare e avere giustizia”. Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, in occasione dell’anniversario della tragedia del Vajont invita ad “un momento di riflessione e di silenzio che ciascuno di noi può riempire con una preghiera, un pensiero, un ricordo.  
Il presidente del Consiglio Regionale ha concluso affermando che "il Vajont è uno spartiacque e in una nazione delle mezze verità e delle stragi impunite esso è un monito. Ricordare le vittime del Vajont dovrebbe essere un dovere morale che tutte le Istituzioni, non solo gli enti locali della nostra Regione e i veneti, dovrebbero fare".

TRAGEDIA DEL VAJONT, 52 ANNI FA MORIRONO IN DUEMILA

Sono trascorsi 52 anni dalla tragedia del Vajont, una delle più gravi nella storia del nostro Paese. Una tragedia che poteva essere evitata se si fosse dato ascolto agli allarmi di alcuni tecnici in relazione alla situazione idrogeologica del territorio dove era stata progettata la diga. Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno. La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 alle ore 22 e 39 dal Monte Toc si stacca una frana che non può lasciare scampo: oltre due chilometri quadrati di montagna si riversano nell’invaso, 260 milioni di metri cubi di terra si tuffano nel bacino con una velocità superiore ai 20 metri al secondo. Non c’è nulla da fare: l’onda d’urto e la tracimazione dell’acqua causarono una vera e propria ecatombe. Decine e decine di milioni di metri cubi d’acqua distruggono tutto quello che incontrano. L'ondata seminò ovunque morte e desolazione. La stima più attendibile è a tutt'oggi di 1917 vittime. Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi. Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti. La zona in cui si è verificato l'evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano.
“Se c’è una lezione che non può essere dimenticata della tragedia del Vajont è il diritto alla ricerca della verità e il dovere di ricordare e di insegnare l’intera vicenda, le sue cause, tutte le colpe e la incredibile difficoltà che ebbero le vittime a trovare e avere giustizia”. Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, in occasione dell’anniversario della tragedia del Vajont invita ad “un momento di riflessione e di silenzio che ciascuno di noi può riempire con una preghiera, un pensiero, un ricordo.  
Il presidente del Consiglio Regionale ha concluso affermando che "il Vajont è uno spartiacque e in una nazione delle mezze verità e delle stragi impunite esso è un monito. Ricordare le vittime del Vajont dovrebbe essere un dovere morale che tutte le Istituzioni, non solo gli enti locali della nostra Regione e i veneti, dovrebbero fare".

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