TREVISO, BANCAROTTA : AI DOMICILIARI 3 IMPRENDITORI
10/11/2015 10:04

Tre imprenditori trevigiani sono stati posti agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta nell'ambito di una operazione condotta dalla Guardia di finanza. Gli accertamenti sono partiti dopo il fallimento di una azienda con sede a Monastier che operava nel settore della vendita al dettaglio di abbigliamento di marchi prestigiosi. Secondo le accuse, i tre avrebbero distratto il magazzino della società, tenuto una contabilità inattendibile a danno dei creditori, e non adempiuto all'obbligo del deposito dei bilanci e della presentazione della dichiarazione dei redditi a partire dal 2009. Ai tre erano già stati notificati avvisi di accertamento per oltre 3 milioni di euro ma, di fronte ad una crisi finanziaria irreversibile, anzichè richiedere il fallimento societario avevano trasferito dipendenti e magazzino (del valore di 1 milione di euro), senza corrispettivo, a favore di una newco appena costituita e riconducibile a loro stessi. Secondo le fiamme gialle, l'azienda fallita sarebbe stata infine ceduta ad una persona, il terzo imprenditore arrestato, già detenuto presso il carcere di Voghera e noto per essere stato implicato in crack di società calcistiche e bancarotte.

TREVISO, BANCAROTTA : AI DOMICILIARI 3 IMPRENDITORI

Tre imprenditori trevigiani sono stati posti agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta nell'ambito di una operazione condotta dalla Guardia di finanza. Gli accertamenti sono partiti dopo il fallimento di una azienda con sede a Monastier che operava nel settore della vendita al dettaglio di abbigliamento di marchi prestigiosi. Secondo le accuse, i tre avrebbero distratto il magazzino della società, tenuto una contabilità inattendibile a danno dei creditori, e non adempiuto all'obbligo del deposito dei bilanci e della presentazione della dichiarazione dei redditi a partire dal 2009. Ai tre erano già stati notificati avvisi di accertamento per oltre 3 milioni di euro ma, di fronte ad una crisi finanziaria irreversibile, anzichè richiedere il fallimento societario avevano trasferito dipendenti e magazzino (del valore di 1 milione di euro), senza corrispettivo, a favore di una newco appena costituita e riconducibile a loro stessi. Secondo le fiamme gialle, l'azienda fallita sarebbe stata infine ceduta ad una persona, il terzo imprenditore arrestato, già detenuto presso il carcere di Voghera e noto per essere stato implicato in crack di società calcistiche e bancarotte.

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