PELLEGRINI GIU' DAL PODIO: DELUSIONE E RABBIA
10/08/2016 11:17

Poteva essere l'Olimpiade con cui riscattare il passo falso di Londra per finire con i piedi sul podio una carriera  strepitosa durata dodici anni.
La  piscina di Rio invece lascia l'amaro in bocca a Federica Pellegrini che nella sua gara, i 200 stile libero, si ferma al quarto posto: vince l'americana Katie Ledecky, oro 1'53''73, davanti alla svedese Sarah Sjostrom, argento in 1'54''08. Il bronzo, che è era comunque alla portata dell'atleta veneziana, se lo è preso l'australiana Emma McKeon (1'54''92). Per la Pellegrini il quarto crono di 1' 55''18 che lascia solo tanta delusione.    Ma la campionessa che dodici anni fa ad Atene vinceva a soli sedici anni l'argento olimpico, la stessa che quattro anni dopo a Pechino conquistava l'oro con record del mondo, una gara in salita: staccata dal gruppo delle prime, alla virata dei 100 metri era ottava, risalita al quinto posto ai 150 metri non ha avuto le gambe per l'attacco finale. "Mi sembra di essere in un piccolo incubo. In acqua ho avuto sensazioni talmente tanto strane che non aver preso la medaglia è onestamente il mio ultimo pensiero dice appena uscita dall'acqua -. Negli ultimi 50 metri non ne avevo più".   La stagione però aveva dato ben altre indicazioni: ai Giochi brasiliani la Pellegrini è arrivata dopo aver nuotato con tempi da big. A Rio, dopo il sesto posto nella staffetta veloce, si era rituffata per le batterie dei 200 sl, la sua gara, e aveva centrato la finale con il terzo tempo. E il podio sembrava una formalità, con la Ledecky al secondo oro dopo quello nei 400 e la svedese a seguire. Il gradino più basso era alla portata dell'azzurra.   "Ho dato tutto quello che avevo, purtroppo non è andata. Mi dispiace perché il bronzo era a due decimi". A chi le chiede se ha sbagliato la gara di testa risponde così: "Ho 28 anni, se ancora si dice che subisco la gara di testa mollo cazzotti a tutti...". Amarezza condivisibile ma per Federica resta una carriera e dei risultati stratosferici difficilmente replicabili e che non si devono dimenticare.

PELLEGRINI GIU' DAL PODIO: DELUSIONE E RABBIA

Poteva essere l'Olimpiade con cui riscattare il passo falso di Londra per finire con i piedi sul podio una carriera  strepitosa durata dodici anni.
La  piscina di Rio invece lascia l'amaro in bocca a Federica Pellegrini che nella sua gara, i 200 stile libero, si ferma al quarto posto: vince l'americana Katie Ledecky, oro 1'53''73, davanti alla svedese Sarah Sjostrom, argento in 1'54''08. Il bronzo, che è era comunque alla portata dell'atleta veneziana, se lo è preso l'australiana Emma McKeon (1'54''92). Per la Pellegrini il quarto crono di 1' 55''18 che lascia solo tanta delusione.    Ma la campionessa che dodici anni fa ad Atene vinceva a soli sedici anni l'argento olimpico, la stessa che quattro anni dopo a Pechino conquistava l'oro con record del mondo, una gara in salita: staccata dal gruppo delle prime, alla virata dei 100 metri era ottava, risalita al quinto posto ai 150 metri non ha avuto le gambe per l'attacco finale. "Mi sembra di essere in un piccolo incubo. In acqua ho avuto sensazioni talmente tanto strane che non aver preso la medaglia è onestamente il mio ultimo pensiero dice appena uscita dall'acqua -. Negli ultimi 50 metri non ne avevo più".   La stagione però aveva dato ben altre indicazioni: ai Giochi brasiliani la Pellegrini è arrivata dopo aver nuotato con tempi da big. A Rio, dopo il sesto posto nella staffetta veloce, si era rituffata per le batterie dei 200 sl, la sua gara, e aveva centrato la finale con il terzo tempo. E il podio sembrava una formalità, con la Ledecky al secondo oro dopo quello nei 400 e la svedese a seguire. Il gradino più basso era alla portata dell'azzurra.   "Ho dato tutto quello che avevo, purtroppo non è andata. Mi dispiace perché il bronzo era a due decimi". A chi le chiede se ha sbagliato la gara di testa risponde così: "Ho 28 anni, se ancora si dice che subisco la gara di testa mollo cazzotti a tutti...". Amarezza condivisibile ma per Federica resta una carriera e dei risultati stratosferici difficilmente replicabili e che non si devono dimenticare.

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