IL MONITORAGGIO DI GOLETTA VERDE SULLE COSTE VENETE
09/08/2017 12:11

Su dieci campionamenti eseguiti lungo le coste venete, in corrispondenza delle foci di fiumi e nei pressi di scarichi di depuratori, due risultano fuori dai limiti di legge, ovvero la foce del fiume Brenta, in località Isola Verde, a Chioggia, e la foce del fiume Piave, presso Lido di Jesolo, a Jesolo.

È questo il bilancio del monitoraggio svolto dall’equipe tecnica di Goletta Verde,  presentato questa mattina  a Caorle, da Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, Andrea Ragona, segreteria regionale Legambiente Veneto, alla presenza di Pasqualino Codognotto, presidente Conferenza dei Sindaci della Costa Veneta e sindaco di San Michele al Tagliamento e Alberto Pozzi, portavoce Sindacato Medici Italiani.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 3 e 4 agosto. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e sono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

I tecnici di Goletta Verde hanno campionato due punti in provincia di Rovigo: alla foce del Po delle Tolle, in località Barricata, a Porto Tolle, e presso la spiaggia libera di Caleri in località Marina di Caleri, nel comune di Rosolina, entrambi risultati “entro i limiti”. Otto, invece, i campionamenti effettuati in provincia di Venezia: di questi, due sono risultati “inquinati”, ovvero la foce del fiume Brenta, in località Isola Verde, a Chioggia, e la foce del fiume Piave, presso Lido di Jesolo, a Jesolo. Giudizio positivo, invece, per tutti gli altri punti campionati, di cui cinque sulle spiagge: a Punta Sabbioni e a sud del fiume Sile, nel comune di Cavallino Treporti, sulla spiaggia presso Laguna del Mort, in località Eraclea Mare, nel comune di Eraclea, sulla spiaggia presso via Lepanto, in località Porto Santa Margherita, a Caorle, e sulla spiaggia Brussa, in località Porto Baseleghe; “entro i limiti” anche il giudizio emerso dai campionamenti effettuati nel punto di uscita della laguna, alla fine di lungomare Dante Alighieri, in località Punta Sabbioni, nel comune di Cavallino Treporti.

Inoltre, non si può certo dire che i bagnanti vengano informati a dovere. Anzi, tutt’altro. La cartellonistica in spiaggia è per lo più inesistente anche qui in Veneto, nonostante sia obbligatoria da tre anni per i comuni costieri: soltanto in tre dei sei punti campionati, i tecnici di Goletta Verde hanno avvistato i cartelli informativi previsti dalla normativa, che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli ultimi 4 anni), i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa. Anche quelli di divieto di balneazione sono merce rara: solo in un caso rispetto ai quattro dove non vengono eseguiti campionamenti da parte delle autorità competenti, era presente il cartello per informare i bagnanti. Esempio lampante presso Bocca di Porto Falconera, a Caorle, dove è stata rilevata la presenza di un cartello con divieto di balneazione permanente, risalente al 1995, ma completamente illeggibile, situazione che rischia di indurre i bagnanti a immergersi in acque non sicure. Si tratta di un problema che non va minimamente sottovalutato, perché mette a rischio la stessa salute dei bagnanti. In alcuni punti giudicati critici dai tecnici di Goletta Verde, infatti, è stata registrata la presenza di bagnanti, soprattutto bambini, nel punto preso in esame o nelle immediate prossimità dello stesso.
           
Tema centrale di questa edizione di Goletta Verde è anche l’inquinamento da marine litter. Legambiente ha recentemente raccontato l’esperienza e i dati raccolti in questi 30 anni da Goletta Verde alla Conferenza mondiale dell’Onu sugli Oceani di New York, rilanciando un pacchetto di proposte per contrastare questo problema che, al pari della maladepurazione e della pesca illegale, mette in serio pericolo l’ambiente, la biodiversità marina ma anche la salute dei cittadini.

Il 10% dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane proviene, infatti, dagli scarichi dei nostri bagni. Rifiuti buttati nel wc che raggiungono il mare, anche a causa di sistemi di depurazione inefficienti, minacciando la fauna marina. Il 9% di questi rifiuti spiaggiati è costituito da bastoncini per la pulizia delle orecchie che vengono buttati nei wc. In sole 46 spiagge lungo la penisola sono stati trovati quasi 7mila cotton fioc (monitorate da Legambiente tra il 2016 e il 2017 con l’indagine Beach Litter), in pratica due bastoncini per le orecchie ogni passo tra la sabbia. Il problema, purtroppo, non sono solo i cotton fioc. Sulle nostre spiagge c’è di tutto: blister, tamponi e assorbenti, medicazioni, deodoranti per wc, contenitori per le lenti a contato. In Veneto, nell’ambito dell’indagine sul beach litter (compiuta dai volontari di Legambiente tra aprile e maggio 2017), sulla spiaggia della Brussa (Valle Vecchia), nel Comune di Caorle, su un’area monitorata pari a 4.000 metri quadri, sono stati trovati 252 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia. In particolare, i rifiuti provenienti dalle attività produttive di pesca e acquacoltura raggiungono il 9% di tutti i rifiuti trovati nella spiaggia monitorata: sono state trovate 17 reti per mitili nei 100 metri esaminati, poco più della media nazionale di 14 reti ogni 100 metri. Oltre a queste reti, tra i rifiuti provenienti da attività di pesca, è stata riscontrata anche la presenza di galleggianti per reti da pesca e corde di diametro inferiore al cm.

“Nella nostra regione insiste la problematica legata alla presenza di rifiuti in mare derivante dalle attività della pesca – commenta Andrea Ragona, segreteria regionale di Legambiente Veneto – Il marine litter è un problema troppo spesso sottovalutato. È arrivato il momento di mettere in campo, una volta per tutte, serie strategie di prevenzione, non solo limitando l’ingresso dei rifiuti in mare ma anche stringendo accordi con le associazioni di pescatori affinché collaborino al recupero di materiali quali reti per mitili, galleggianti per reti da pesca che rappresentano un serio problema per lo stato di salute delle acque e che invece possono diventare una risorsa. Attraverso un coordinamento tra i soggetti istituzionali, gli operatori del mare e mediante la definizione di un criterio regionale unico per l’assimilazione agli urbani dei rifiuti prodotti o pescati dai motopescherecci, che non sono soggetti ad alcun piano portuale, oltre che attraverso la costituzione di un consorzio che tuteli i pescatori, si può contribuire a ridurne il fenomeno. Per ciò che riguarda, invece, le criticità legate al comparto depurativo, sarebbe bene che i Comuni rivieraschi vigilino sull’efficacia degli impianti di depurazione, considerato il costante aumento delle presenze turistiche rispetto alla capacità di ciascun impianto per abitanti equivalenti. Sul fronte della depurazione il Veneto ha due facce: a fronte di una fascia costiera e di quella immediatamente alle spalle che hanno molto investito nel sistema della depurazione, ve n’è un’altra, quella pedemontana e delle prime risorgive, che invece è in grave ritardo, come nel caso di Treviso. Ecco perché chiediamo alla Regione e alle amministrazioni comunali, in particolar modo dell’entroterra, di non abbassare la guardia sul fronte della depurazione e di utilizzare, laddove necessario, i nuovi strumenti repressivi previsti dalla Legge 68 del 2015 sugli Ecoreati in caso di scarichi illeciti, per definire le cause che compromettono lo stato di salute di mare e fiumi”.

Anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo da 33 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. L’olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l'olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 95% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. In Veneto nel 2016, il Consorzio ha raccolto 26.375   tonnellate di oli usati. “La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi - spiega il presidente del CONOU, Paolo Tomasi - rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio non solo evita una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”. 

IL MONITORAGGIO DI GOLETTA VERDE SULLE COSTE VENETE

Su dieci campionamenti eseguiti lungo le coste venete, in corrispondenza delle foci di fiumi e nei pressi di scarichi di depuratori, due risultano fuori dai limiti di legge, ovvero la foce del fiume Brenta, in località Isola Verde, a Chioggia, e la foce del fiume Piave, presso Lido di Jesolo, a Jesolo.

È questo il bilancio del monitoraggio svolto dall’equipe tecnica di Goletta Verde,  presentato questa mattina  a Caorle, da Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, Andrea Ragona, segreteria regionale Legambiente Veneto, alla presenza di Pasqualino Codognotto, presidente Conferenza dei Sindaci della Costa Veneta e sindaco di San Michele al Tagliamento e Alberto Pozzi, portavoce Sindacato Medici Italiani.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 3 e 4 agosto. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e sono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

I tecnici di Goletta Verde hanno campionato due punti in provincia di Rovigo: alla foce del Po delle Tolle, in località Barricata, a Porto Tolle, e presso la spiaggia libera di Caleri in località Marina di Caleri, nel comune di Rosolina, entrambi risultati “entro i limiti”. Otto, invece, i campionamenti effettuati in provincia di Venezia: di questi, due sono risultati “inquinati”, ovvero la foce del fiume Brenta, in località Isola Verde, a Chioggia, e la foce del fiume Piave, presso Lido di Jesolo, a Jesolo. Giudizio positivo, invece, per tutti gli altri punti campionati, di cui cinque sulle spiagge: a Punta Sabbioni e a sud del fiume Sile, nel comune di Cavallino Treporti, sulla spiaggia presso Laguna del Mort, in località Eraclea Mare, nel comune di Eraclea, sulla spiaggia presso via Lepanto, in località Porto Santa Margherita, a Caorle, e sulla spiaggia Brussa, in località Porto Baseleghe; “entro i limiti” anche il giudizio emerso dai campionamenti effettuati nel punto di uscita della laguna, alla fine di lungomare Dante Alighieri, in località Punta Sabbioni, nel comune di Cavallino Treporti.

Inoltre, non si può certo dire che i bagnanti vengano informati a dovere. Anzi, tutt’altro. La cartellonistica in spiaggia è per lo più inesistente anche qui in Veneto, nonostante sia obbligatoria da tre anni per i comuni costieri: soltanto in tre dei sei punti campionati, i tecnici di Goletta Verde hanno avvistato i cartelli informativi previsti dalla normativa, che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli ultimi 4 anni), i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa. Anche quelli di divieto di balneazione sono merce rara: solo in un caso rispetto ai quattro dove non vengono eseguiti campionamenti da parte delle autorità competenti, era presente il cartello per informare i bagnanti. Esempio lampante presso Bocca di Porto Falconera, a Caorle, dove è stata rilevata la presenza di un cartello con divieto di balneazione permanente, risalente al 1995, ma completamente illeggibile, situazione che rischia di indurre i bagnanti a immergersi in acque non sicure. Si tratta di un problema che non va minimamente sottovalutato, perché mette a rischio la stessa salute dei bagnanti. In alcuni punti giudicati critici dai tecnici di Goletta Verde, infatti, è stata registrata la presenza di bagnanti, soprattutto bambini, nel punto preso in esame o nelle immediate prossimità dello stesso.
           
Tema centrale di questa edizione di Goletta Verde è anche l’inquinamento da marine litter. Legambiente ha recentemente raccontato l’esperienza e i dati raccolti in questi 30 anni da Goletta Verde alla Conferenza mondiale dell’Onu sugli Oceani di New York, rilanciando un pacchetto di proposte per contrastare questo problema che, al pari della maladepurazione e della pesca illegale, mette in serio pericolo l’ambiente, la biodiversità marina ma anche la salute dei cittadini.

Il 10% dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane proviene, infatti, dagli scarichi dei nostri bagni. Rifiuti buttati nel wc che raggiungono il mare, anche a causa di sistemi di depurazione inefficienti, minacciando la fauna marina. Il 9% di questi rifiuti spiaggiati è costituito da bastoncini per la pulizia delle orecchie che vengono buttati nei wc. In sole 46 spiagge lungo la penisola sono stati trovati quasi 7mila cotton fioc (monitorate da Legambiente tra il 2016 e il 2017 con l’indagine Beach Litter), in pratica due bastoncini per le orecchie ogni passo tra la sabbia. Il problema, purtroppo, non sono solo i cotton fioc. Sulle nostre spiagge c’è di tutto: blister, tamponi e assorbenti, medicazioni, deodoranti per wc, contenitori per le lenti a contato. In Veneto, nell’ambito dell’indagine sul beach litter (compiuta dai volontari di Legambiente tra aprile e maggio 2017), sulla spiaggia della Brussa (Valle Vecchia), nel Comune di Caorle, su un’area monitorata pari a 4.000 metri quadri, sono stati trovati 252 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia. In particolare, i rifiuti provenienti dalle attività produttive di pesca e acquacoltura raggiungono il 9% di tutti i rifiuti trovati nella spiaggia monitorata: sono state trovate 17 reti per mitili nei 100 metri esaminati, poco più della media nazionale di 14 reti ogni 100 metri. Oltre a queste reti, tra i rifiuti provenienti da attività di pesca, è stata riscontrata anche la presenza di galleggianti per reti da pesca e corde di diametro inferiore al cm.

“Nella nostra regione insiste la problematica legata alla presenza di rifiuti in mare derivante dalle attività della pesca – commenta Andrea Ragona, segreteria regionale di Legambiente Veneto – Il marine litter è un problema troppo spesso sottovalutato. È arrivato il momento di mettere in campo, una volta per tutte, serie strategie di prevenzione, non solo limitando l’ingresso dei rifiuti in mare ma anche stringendo accordi con le associazioni di pescatori affinché collaborino al recupero di materiali quali reti per mitili, galleggianti per reti da pesca che rappresentano un serio problema per lo stato di salute delle acque e che invece possono diventare una risorsa. Attraverso un coordinamento tra i soggetti istituzionali, gli operatori del mare e mediante la definizione di un criterio regionale unico per l’assimilazione agli urbani dei rifiuti prodotti o pescati dai motopescherecci, che non sono soggetti ad alcun piano portuale, oltre che attraverso la costituzione di un consorzio che tuteli i pescatori, si può contribuire a ridurne il fenomeno. Per ciò che riguarda, invece, le criticità legate al comparto depurativo, sarebbe bene che i Comuni rivieraschi vigilino sull’efficacia degli impianti di depurazione, considerato il costante aumento delle presenze turistiche rispetto alla capacità di ciascun impianto per abitanti equivalenti. Sul fronte della depurazione il Veneto ha due facce: a fronte di una fascia costiera e di quella immediatamente alle spalle che hanno molto investito nel sistema della depurazione, ve n’è un’altra, quella pedemontana e delle prime risorgive, che invece è in grave ritardo, come nel caso di Treviso. Ecco perché chiediamo alla Regione e alle amministrazioni comunali, in particolar modo dell’entroterra, di non abbassare la guardia sul fronte della depurazione e di utilizzare, laddove necessario, i nuovi strumenti repressivi previsti dalla Legge 68 del 2015 sugli Ecoreati in caso di scarichi illeciti, per definire le cause che compromettono lo stato di salute di mare e fiumi”.

Anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo da 33 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. L’olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l'olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 95% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. In Veneto nel 2016, il Consorzio ha raccolto 26.375   tonnellate di oli usati. “La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi - spiega il presidente del CONOU, Paolo Tomasi - rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio non solo evita una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”. 

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