EUTANASIA: LA LETTERA DI ADDIO DI LORIS BERTOCCO
12/10/2017 12:18

"Avrei voluto che fosse il mio Paese, l'Italia, a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente, senza dolore, accompagnato con serenità per quanto possibile. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità. Non lo trovo giusto. Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull'accompagnamento alla morte volontaria, perchè fino all'ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità". E' un passaggio dell'addio che Loris Bertocco, 59 anni, ha voluto lasciare prima di morire ieri a Zurigo in una clinica che pratica il suicidio assistito. La richiesta di accompagnamento alla morte volontaria, spiega Bertocco nella sua lettera 'testamento', è frutto "di una lunghissima riflessione", una scelta meditata da tempo "e alla quale è giunto progressivamente ma in modo irreversibile: sono stato e sono ancora convinto che la vita sia bella e sia giusto goderla in tutti i suoi vari aspetti, sia quelli positivi che quelli negativi". La lunga lettera cita i problemi, anche di natura economica, avuti negli ultimi tempi. Dalla ristrutturazione della casa familiare, diventata sempre più onerosa dopo la scomparsa del padre e la malattia della madre, alla separazione dalla moglie, alla malattia della sorella, affetta da una grave sclerosi multipla. Bertocco, tra i fondatori dei Verdi italiani e attivista in materia di ambiente e diritti, nel suo messaggio parla in particolare dell'aspetto economico. "Dal 2005 ho percepito un contributo di mille euro dalla Regione Veneto per pagare parzialmente un'assistente che mi aiutava nei miei bisogni quotidiani e questo aiuto mi è stato di grande sollievo - sottolinea -.Dal 2011 in poi, mancando il supporto di mia moglie e avendo bisogno di assistenza 24 ore su 24 ho tentato di accedere ad ulteriori contributi straordinari della Regione Veneto per casi di particolare gravità". E aggiunge: "ho lottato con la Regione per quasi due anni senza ottenere il risultato che speravo". Duro il suo atto d'accusa: "sono convinto che, se avessi potuto usufruire di una assistenza adeguata, avrei vissuto meglio la mia vita, soprattutto questi ultimi anni e forse avrei magari rinviato la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze. Ma questa scelta l'avrei compiuta comunque, data la mia condizione fisica che continua progressivamente a peggiorare e le sue prospettive".

EUTANASIA: LA LETTERA DI ADDIO DI LORIS BERTOCCO

"Avrei voluto che fosse il mio Paese, l'Italia, a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente, senza dolore, accompagnato con serenità per quanto possibile. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità. Non lo trovo giusto. Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull'accompagnamento alla morte volontaria, perchè fino all'ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità". E' un passaggio dell'addio che Loris Bertocco, 59 anni, ha voluto lasciare prima di morire ieri a Zurigo in una clinica che pratica il suicidio assistito. La richiesta di accompagnamento alla morte volontaria, spiega Bertocco nella sua lettera 'testamento', è frutto "di una lunghissima riflessione", una scelta meditata da tempo "e alla quale è giunto progressivamente ma in modo irreversibile: sono stato e sono ancora convinto che la vita sia bella e sia giusto goderla in tutti i suoi vari aspetti, sia quelli positivi che quelli negativi". La lunga lettera cita i problemi, anche di natura economica, avuti negli ultimi tempi. Dalla ristrutturazione della casa familiare, diventata sempre più onerosa dopo la scomparsa del padre e la malattia della madre, alla separazione dalla moglie, alla malattia della sorella, affetta da una grave sclerosi multipla. Bertocco, tra i fondatori dei Verdi italiani e attivista in materia di ambiente e diritti, nel suo messaggio parla in particolare dell'aspetto economico. "Dal 2005 ho percepito un contributo di mille euro dalla Regione Veneto per pagare parzialmente un'assistente che mi aiutava nei miei bisogni quotidiani e questo aiuto mi è stato di grande sollievo - sottolinea -.Dal 2011 in poi, mancando il supporto di mia moglie e avendo bisogno di assistenza 24 ore su 24 ho tentato di accedere ad ulteriori contributi straordinari della Regione Veneto per casi di particolare gravità". E aggiunge: "ho lottato con la Regione per quasi due anni senza ottenere il risultato che speravo". Duro il suo atto d'accusa: "sono convinto che, se avessi potuto usufruire di una assistenza adeguata, avrei vissuto meglio la mia vita, soprattutto questi ultimi anni e forse avrei magari rinviato la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze. Ma questa scelta l'avrei compiuta comunque, data la mia condizione fisica che continua progressivamente a peggiorare e le sue prospettive".

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