BADIA CALAVENA, FERMATO BRACCONIERE DAI FORESTALI
25/10/2017 17:56

Dopo giorni di appostamenti nelle campagne del comune di Badia Calavena, i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Tregnago hanno colto in flagranza un agricoltore della zona che, dopo aver posizionato tra gli alberi una rete di circa nove metri quadrati, era intento a raccogliere i frutti della caccia abusiva, frutti costituiti da alcuni esemplari di pettirosso e cinciallegra che, rimasti imprigionati nelle maglie della rete, erano morti di fame.

La rete e l’avifauna sono stati sottoposti a sequestro e l’agricoltore ora dovrà rispondere del reato di “uccellagione”, previsto e punito dagli articoli 3, 21 lett. U) e 30 lett. E) della Legge n. 157/92 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, reato che importa la pena dell’arresto fino ad un anno o dell'ammenda da euro 774 a euro 2.065.

La legge n. 157 del 1992 distingue l’uccellagione, che a norma dell’art. 3 è sempre vietata, dall’attività venatoria che è consentita se è esercitata nei tempi e nei modi previsti dalla legge.

Tale modalità di prelievo venatorio è, quindi, particolarmente insidiosa in quanto idonea alla cattura, in via permanente, di un numero indiscriminato di esemplari, con possibilità di colpire anche volatili per i quali la cattura non è in alcun modo consentita, come nel caso in questione.

BADIA CALAVENA, FERMATO BRACCONIERE DAI FORESTALI

Dopo giorni di appostamenti nelle campagne del comune di Badia Calavena, i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Tregnago hanno colto in flagranza un agricoltore della zona che, dopo aver posizionato tra gli alberi una rete di circa nove metri quadrati, era intento a raccogliere i frutti della caccia abusiva, frutti costituiti da alcuni esemplari di pettirosso e cinciallegra che, rimasti imprigionati nelle maglie della rete, erano morti di fame.

La rete e l’avifauna sono stati sottoposti a sequestro e l’agricoltore ora dovrà rispondere del reato di “uccellagione”, previsto e punito dagli articoli 3, 21 lett. U) e 30 lett. E) della Legge n. 157/92 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, reato che importa la pena dell’arresto fino ad un anno o dell'ammenda da euro 774 a euro 2.065.

La legge n. 157 del 1992 distingue l’uccellagione, che a norma dell’art. 3 è sempre vietata, dall’attività venatoria che è consentita se è esercitata nei tempi e nei modi previsti dalla legge.

Tale modalità di prelievo venatorio è, quindi, particolarmente insidiosa in quanto idonea alla cattura, in via permanente, di un numero indiscriminato di esemplari, con possibilità di colpire anche volatili per i quali la cattura non è in alcun modo consentita, come nel caso in questione.

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