TIMBRAVA CARTELLINO E RINCASAVA, GIUDICE LO ASSOLVE
13/12/2018 14:57

 

Timbrava il cartellino e usciva per protesta: i giudici gli danno ragione ritenendo il suo operato non una truffa ma uno sciopero. Protagonista della vicenda, come riporta il Gazzettino, è Ruggero Orlando, 65 anni, un addetto al servizio accoglienza del Museo Concordiense di Portogruaro (Venezia) assolto dalla Corte d'Appello di Venezia perchè il fatto non sussiste dall'accusa di aver timbrato il cartellino senza in realtà lavorare, come forma di protesta per essere stato a suo dire demansionato dal ruolo di vigilante. Per 14 giorni tra l'agosto e il novembre 2006 l'uomo ha timbrato il cartellino al mattino per poi andarsene. Stesso copione al pomeriggio: il dipendente ha strisciato e poi ha ripreso la via di casa. Secondo i giudici la truffa non sussiste perchè l'uomo aveva annunciato con largo anticipo la volontà di agire in questo modo come forma di protesta, inviando una lettera in cui spiegava le sue ragioni. Missiva che è stata regolarmente protocollata e che secondo la Corte avrebbe dato modo ai suoi superiori di organizzarsi e di lavorare come se lui fosse in ferie. La sentenza d'appello ribalta quella del Tribunale di Venezia che aveva condannato un anno fa Orlando a 7 mesi e 10 giorni di reclusione e a 350 euro di multa. Secondo i giudici di secondo grado "l'aver preannunciato con una lettera formale il comportamento contrario agli obblighi impone di ritenere che l'artifizio ideato era totalmente privato della sua attitudine ingannatoria".

TIMBRAVA CARTELLINO E RINCASAVA, GIUDICE LO ASSOLVE

 

Timbrava il cartellino e usciva per protesta: i giudici gli danno ragione ritenendo il suo operato non una truffa ma uno sciopero. Protagonista della vicenda, come riporta il Gazzettino, è Ruggero Orlando, 65 anni, un addetto al servizio accoglienza del Museo Concordiense di Portogruaro (Venezia) assolto dalla Corte d'Appello di Venezia perchè il fatto non sussiste dall'accusa di aver timbrato il cartellino senza in realtà lavorare, come forma di protesta per essere stato a suo dire demansionato dal ruolo di vigilante. Per 14 giorni tra l'agosto e il novembre 2006 l'uomo ha timbrato il cartellino al mattino per poi andarsene. Stesso copione al pomeriggio: il dipendente ha strisciato e poi ha ripreso la via di casa. Secondo i giudici la truffa non sussiste perchè l'uomo aveva annunciato con largo anticipo la volontà di agire in questo modo come forma di protesta, inviando una lettera in cui spiegava le sue ragioni. Missiva che è stata regolarmente protocollata e che secondo la Corte avrebbe dato modo ai suoi superiori di organizzarsi e di lavorare come se lui fosse in ferie. La sentenza d'appello ribalta quella del Tribunale di Venezia che aveva condannato un anno fa Orlando a 7 mesi e 10 giorni di reclusione e a 350 euro di multa. Secondo i giudici di secondo grado "l'aver preannunciato con una lettera formale il comportamento contrario agli obblighi impone di ritenere che l'artifizio ideato era totalmente privato della sua attitudine ingannatoria".

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