QUALITA’ DELLE CURE, VENETO AL PRIMO POSTO

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08 Gennaio 2020 19:06

Il Veneto è al primo posto nella classifica delle regioni che assicurano le migliori cure ai cittadini e toglie il posto al Piemonte, che scivola al quinto. Mentre Campania e Calabria, pur se a fondo della classifica, migliorano nettamente i punteggi. Questi, a quanto si apprende, i dati della nuova griglia Lea (Livelli essenziali di assistenza) – su 33 indicatori, dai ricoveri agli screening – che fa riferimento all'anno 2018 e che verrà pubblicata dal Ministero della Salute. Il Veneto è in cima con 222 punti su 225. “Le scelte organizzative fatte e i continui investimenti in tecnologia hanno premiato. E’ una soddisfazione di squadra, una squadra che ringrazio tutta in una volta per lo straordinario lavoro quotidiano di grandi medici e dei loro team, di bravi infermieri, di tutti coloro che ogni giorno danno il loro contributo in corsia o dietro una scrivania. L’obbiettivo comune è il bene dei cittadini, e oggi ci viene detto che lo abbiamo centrato in pieno”. ha commentato il Presidente della Regione Luca Zaia. “Rispettare 33 parametri di qualità con 222 punti su 225 totali – aggiunge Zaia – significa erogare pressochè al 100% i Livelli Essenziali di Assistenza e rispettare la Costituzione, che li prevede come obbligo della sanità concepita in modo universalistico. E’ la promozione più grande, ma proprio per questo ci impone di lavorare per essere ancora più performanti, con altri progressi e investimenti in grandi tecnologie e sul personale sanitario. La sanità veneta, grazie a tutti i suoi protagonisti – prosegue il Governatore – è evidentemente riuscita a passare dall’era analogica a quella digitale, in un settore in continua evoluzione, basti pensare all’incremento esponenziale della richiesta di prestazioni diagnostiche. Neanche tanto tempo fa, in un ospedale una Tac o una Risonanza Magnetica erano più che sufficienti, mentre oggi abbiamo ospedali che hanno, o ci chiedono, la seconda e la terza. La nostra risposta è sì, senza se e senza ma, e oggi l’Italia della salute ci dice che è la risposta giusta”.

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