21 FEBBRAIO, QUANDO IL VIRUS SI E’ FERMATO A VO’

24 Febbraio 2021 18:00

21 FEBBRAIO 2020, IL VENERDI’ NERO DI VO

Ci sono date che restano scritte nella storia di una comunità come incise nella pietra, per i posteri, per chi vorrà o dovrà ricordare negli anni avvenire.
Per Vo’, piccolo centro euganeo da 3300 abitanti sul versante ovest dei Colli, quella data è il 21 febbraio 2020, giorno in cui lo spettro del coronavirus si è materializzato nel territorio regionale.

Vo’ segue di poche ore Codogno nell’individuazione di due casi di positività ma paga subito il prezzo più salato, con la morte, alle 23 di quel venerdì maledetto, di Alessandro Trevisan, prima vittima in Italia del SARS COV2.
Da quel momento la catena degli eventi travolge Vo’ come un treno in corsa. Lunedì 24 febbraio il paese diventa zona rossa e viene blindato. Nessuno può uscire, nessuno può entrare salvo ragioni di approvvigionamento.
Un incubo durato due settimane, finito l’otto marzo alla soglia di uno ancora più grande: il lockdown nazionale.
Con coraggio la comunità di Vo’ ha aderito agli studi epidemiologici, guidati dal professor Crisanti ed è diventata un paradigma per la comprensione del virus, con la scoperta dei potatori asintomatici.
Ma il prezzo pagato, in termini di vite e tempo è stato altissimo e forse non potrà essere mai corrisposto.

A VO’ GLI ESERCENTI RESISTONO: “VOGLIAMO RIPARTIRE”

Se il 2020 è stato un anno pesante per le imprese di tutta Italia, per quelle di Vo’ ha rappresentato una vera sfida ai limiti dell’impossibile.
Ma proprio nell’epicentro Veneto della pandemia gli esercenti si sono allineati per tenere ancora più duro e trasformare il periodo di crisi in un momento di crescita.
Dopo un anno questa sfida ancora non è vinta ma i piccoli imprenditori del centro euganeo non hanno intenzione di mollare.

IL 2020 DRAMMATICO DEGLI AGRITURISMI DI VO’

Adagiato sulle pendici occidentali dei Colli Euganei, da decenni Vo’ fa dei suoi prodotti tipici una forza economica ed un’attrazione turistica. Qui gli agriturismi non sono soltanto una realtà lavorativa ma uno stile di impresa, un modo di vivere.
A causa del lockdown l’alta stagione dello scorso anno, la primavera, è andata completamente perduta. Solo in estate si è tornati temporaneamente a rivedere clienti e turisti della buona tavola, prima che le restrizioni autunnali chiudessero il sipario su un anno lacrime e sangue.
Per gli agriturismi dei dintorni di Vo’ le perdite oscillano fra il 40 e il 60%, il caro prezzo di una pandemia che ha bloccato le visite del bacino termale, limitando anche gli spostamenti dai territori limitrofi

VO’ NON DIMENTICA: “CON IL VIRUS MOMENTI INDELEBILI”

Per alcuni il pensiero è troppo doloroso, per altri non ci sono più parole: non è semplice scucire un ricordo personale ai cittadini di Vo’, ad un anno dall’inizio della pandemia. Lo scotto di quanto accaduto è ancora bruciante, ancora troppo vicino.
Un evento indelebile, l’arrivo del virus in questo paese silenzioso, di cui non tutti vogliono parlare ma che chiunque porterà impresso nella memoria.

FacebookTwitterLinkedIn

leave a reply