IL VENETO ORA RISCHIA DAVVERO LA FASCIA ARANCIONE

03 Marzo 2021 15:41

L'accelerata dei contagi, ora, spaventa anche il Veneto. La preoccupazione del presidente della regione, testuali parole, non è più "moderata", ma è a tutti gli effetti "preoccupazione".

E questo perchè, dopo la prima ondata delle varianti che ha travolto il Nordovest dell'Italia, costringendo comuni, province o più ampi territori all'ingresso in rosso o arancione rafforzato, a poco a poco la risalita dei contagi si sta manifestando anche a Nordest.

Il Veneto, che sino alla scorsa settimana veleggiava senza troppa difficoltà in area gialla, tra due giorni, venerdì 5 marzo, rischia che il nuovo monitoraggio nazionale dell'Istituto di Sanità riporti al regione in zona arancione: ad ammetterlo, è direttamente i presidente Zaia. Non tanto per i ricoveri, che hanno ripreso a salire ma rimangono al di sotto della soglia di attenzione, quanto per la crescita dei positivi, e di un Rt che è tornato sulla soglia di guardia.

E intorno al Veneto, la situazione non è migliore, anzi. L'Emilia Romagna, già ora in arancione, venerdì rischia di finire in rosso, come ammesso dallo stesso presidente Bonaccini. Mentre il Friuli Venezia Giulia, stante la possibilità per i governatori, secondo il nuovo dpcm, di imporre chiusure agli istituti scolastici in relazione alla diffusione del virus nei territori, ha annunciato subito una prima misura di contenimento: il presidente Fedriga ha comandato la didattica a distanza per medie, superiori e università in tutta la regione a partire da lunedì prossimo, mentre da venerdì 5 marzo le province di Udine e Gorizia entreranno in zona arancione.

Quella della scuola rimane, ancora oggi, la partita più complicata. Perchè al netto dei decreti, da un lato il nuovo ministro dell'Istruzione ha annunciato che le aule non chiuderanno, mentre le Regioni continuano a vederla diversamente.

Il calcolo degli specialisti è lampante: se i presidenti delle Regioni che oggi registrano più di 250 contagi ogni 100 mila abitanti dovessero imporre la didattica a distanza, da lunedì prossimo, oltre 6 milioni di studenti italiani rischiano di finire nuovamente a seguire le lezioni da casa, raddoppiando quindi di fatto gli oltre 3 milioni di alunni che dal primo marzo risultano in Dad. Prima di ogni decreto o possibile misura interna, c'è però sempre quella linea, tanto sottile quanto inesorabile, a dividere l'oggi dal domani: il monitoraggio settimanale. Venerdì pomeriggio, arriverà la sentenza.

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