GALAN SE NON RESTITUISCE 2,5 MILIONI DOVRA’ CEDERE VILLA

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03 Luglio 2015 15:58

VENEZIA, 3 LUG – La settima sezione della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile, al patteggiamento, così passato in giudicato, dell'ex Presidente Veneto e ministro Giancarlo Galan, relativo all'accusa di corruzione nell'ambito della vicenda Mose. Galan, a tutt'oggi senatore, era tra gli indagati della Procura di Venezia del blitz del 4 giugno 2014. Quindi era finito in carcere, dopo che il Parlamento aveva dato il via libera, il 22 luglio successivo. Dopo mesi di prigione nell'infermeria del carcere di Opera, aveva optato per il patteggiamento ed era finito ai domiciliari. L'accordo con la Procura veneziana, avvallato dal Gup Giuliana Galasso, era per due anni e 10 mesi di carcere e la corresponsione al fondo per la giustizia di 2,5 milioni di euro come provento di reato calcolati su una percentuale di quanto avrebbe illecitamente ricevuto dal Consorzio Venezia Nuova, guidato allora da Giovanni Mazzacurati, che lo avrebbe avuto a 'libro paga' occulto per un milione di euro all'anno Ad assistere Galan, nella vicenda giudiziaria, sono gli avvocati Niccolò Ghedini ed Antonio Franchini. Proprio quest'ultimo, ha detto che "visto l'esito del ricorso, Galan chiederà di essere assegnato ai servizi sociali mentre per il pagamento della somma ha ora tre mesi di tempo". L'ipotesi è che se Galan non sarà in grado di trovare i 2,5 milioni di euro dovrà cedere la sua abitazione, Villa Rodella, a Cinto Euganeo. Galan non decade automaticamente da senatore, è presidente della Commissione cultura: a decidere delle sue sorti politiche saranno i colleghi in Parlamento.

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