IL VUOTO LEGISLATIVO DEL VOTO FUORI SEDE

20 Settembre 2022 17:01

Mancano pochi giorni alle elezioni politiche del 25 settembre, eppure sono cinque milioni i cittadini che dovranno fare ritorno al loro comune di residenza per esercitare questo diritto.

I fuori sede, lavoratori e studenti tra i 18 e i 35 anni, costituiscono il 10% del corpo elettorale italiano: una categoria bloccata nel gap dell’astensionismo involontario, dipeso dall’impossibilità di recarsi alle urne per motivi fisici e materiali. Non tutti, infatti, riusciranno a fare ritorno alle loro abitazioni per esercitare il diritto di voto. Per agevolare il ritorno a casa in vista delle elezioni, le compagnie aree e di trasporto ferroviario stipulano delle convenzioni con i ministeri. Sono soluzioni non sufficienti a colmare questo vuoto legislativo, dal momento che la categoria interessata si muove tra l’impossibilità di riuscire ad incastrare i propri impegni e la difficoltà di affrontare viaggi dai costi molto elevati.

L’Italia, insieme a Malta e Cipro, continua a limitare l’accesso a tale diritto: dal 2018, ben 5 proposte di legge per contrastare questo astensionismo sono state respinte. La situazione in Europa invece parla di una realtà diversa, a partire dal voto online fino a quello per corrispondenza.
La categoria dei fuori sede continua quindi a vivere l’eterno paradosso: viaggi interminabili e dispendiosi per poter esercitare un diritto sancito dalla Costituzione.

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