VENEZIA IN SVENDITA, L’AGONIA DELLA SERENISSIMA 05/03/21

06 Marzo 2021 13:30

Venezia in svendita, l’agonia della Serenissima.

Ospiti:

  • Alessio Morosin, Indipendenza Veneta
  • Ilaria Boniburini,  urbanista
  • Giorgio Suppiej, Presidente Associazione Arzanà

Venezia è in svendita, alberghi, ristoranti, case storiche ma anche le isole.

Da anni i tesori di Venezia sono finiti nel mirino di multinazionali, speculatori, fondi di investimento che cercano di accaparrarsi le bellezze di una città unica al mondo.

Una vera e propria caccia al tesoro, perché i tesori a Venezia non occorre nemmeno cercarli.
Le attività economiche chiedono aiuto allo stato: ” se lasciati soli siamo obbligati a vendere e le offerte sono tante, quotidiane”.

Si vendono agli stranieri gli immobili storici e le attività commerciali tipiche e i veneziani lasciano il centro storico.
Nel 1422 gli abitanti di Venezia erano 199 mila, e comandavano una economia che andava dalla Cina al Mar Baltico, scambiando l’ambra del baltico con la seta cinese.
Oggi i residenti sono 51.321 e i cinesi si stanno comprando la città pezzo per pezzo, saranno loro i veneziani del futuro.

Come siamo arrivati a questa situazione ? Venezia è in svendita e i veneziani se ne vanno in terraferma.
Le scelte politiche fatte negli ultimi 150 anni, hanno consegnato la città a questa monocoltura turistica di basso livello, trasformandola in un luogo da sfruttare e non da vivere.
Il mega mercato del “guarda e passa e più non dimandare “ oggi impera.

Venezia in svendita, l’agonia della Serenissima, parte 2

Ci vuole coraggio ad invertire la rotta. ognuno pensa al profitto immediato “che del doman non v’è certezza! “ come diceva Lorenzo De Medici nella canzone di Bacco.
Ma all’epoca i veneziani, sempre orgogliosi, gridavano: “par ea serenissima par San Marco e pa el leon.”

Dall’annessione all’Italia non vi è stata una politica di sviluppo della città.
Il terrore dei Savoia-Cialtroni era il valore di quella memoria repubblicana millenaria che si contrapponeva ad una subdola e mediocre monarchia francese. Quei Savoia che non l’avevano nemmeno conquistata, ma subdolamente annessa.
Le vere politiche di ripristino delle caratteristiche socio economiche della città venivano, non solo trascurate, ma soppresse.

Così si è cominciato a dare spazio ad un turismo di bassa lega, arrivando a traghettare turisti dai paesi dell’est, dopo il crollo del muro, pur di incassare qualche rublo.

Opera del saggo Doge De Michelis, con funzione di ministro. Si contavano gli ex bolscevici seduti sui gradini di San Marco a mangiare panini e pisciare sugli angoli dei palazzi, perché il caffè al bar era troppo caro per loro.

Si cominciò a cavalcare quel turismo selvaggio, che affollava le calli e e che sembrava non conoscere crisi.
Si calcola che mediamente il turista “quarda e passa” spende dai 15 ai 20 euro a testa. si parla di oltre trenta milioni si turisti all’ anno. questo non fa superare la crisi , ma così i veneziani si mantengono, senza creare una economia stabile, perché basta un Covid e Venezia fallisce.

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