IL VIAGGIO DI PAPA FRANCESCO IN IRAK DEL 19/03/21

19 Marzo 2021 10:11

Il viaggio di Papa Francesco in Irak del 19/03/21

Papa Francesco ha compiuto il suo viaggio in Irak, non sono bastati gli attentati terroristici della vigilia, né il lockdown deciso in Iraq per contrastare la diffusione del Covid-19 per fermare il Papa.
Bergoglio, sfidando tutti quelli che lo sconsigliavano, ha compiuto il suo pellegrinaggio in Iraq .

Ospiti di TV7 Match:

  • Don Giulio Osto, doc. Teologia , ufficio ecumenismo e dialogo – Diocesi di Padova
  • Prof. Giovanni Vian, doc. Storia Cristianesimo – Univ. Cà Foscari Venezia
  • Padre Gaetano Montresor, Superiore Comunità Comboniani (Pd

Un viaggio assolutamente inedito nella storia della chiesa di Roma.Non c’era riuscito San Giovanni Paolo II che avrebbe voluto visitare il Paese alla fine del 1999, come tappa dei suoi viaggi per il Giubileo,  ma che fu impedito dalla guerra.
Quel viaggio si è compiuto ora con papa Francesco.

Il viaggio di Papa Francesco in Irak del 19/03/21, parte 2

 

Sicuramente un evento storico, anche perché Bergoglio è andato,ancora una volta, contro corrente.
Un comportamento che ha sollevato spesso le critiche anche dei suoi uomini.
Vescovi, cardinali che hanno contestato dichiarazioni e prese di posizione non coerenti con i valori fondanti del cattolicesimo e che ora sono stati messi di fronte ad un papa che è andato a incontrare un ayatollah, un leader sciita, a casa sua, stravolgendo il protocollo, parlando a braccio, ignorando i testi preparati.

Una volta erano i nemici, oggi non più ?
E’ un tentativo di dare un nuovo volto e un nuovo ruolo a questo tipo di cristianesimo ?

Tutti fratelli, tutte le chiese insieme per un futuro di pace; è questo il messaggio del Papa.
Un messaggio che arriva solo ora, a mille anni di distanza dal sanguinoso periodo delle crociate, quando i cristiani partivano e uccidevano in nome di Dio e di una fede.
Mille anni disseminati di conflitti e di scontri di civiltà tra cristiani e musulmani, tra il Cristianesimo e l’Islam.

Dalle crociate con la scusa di liberare il Santo Sepolcro, in terra santa, al progetto, poi fallito, del Sultano, Solimano Primo il magnifico, per conquistare Vienna e poi arrivare fino a Roma come aveva indicato Maometto.
Un secolo dopo, l’11 settembre del 1683, ci riproverà senza successo il sultano Mehemed IV.
Un 11 settembre che ritroveremo poi nel 2001 con l’attacco alle torri gemelle e le guerre conseguenti nella lotta al terrorismo.
Ma ricordiamo anche le guerre fratricide, come la guerra dei 30anni nel 1600, una guerra tra stati protestanti e cattolici nel frammentato Sacro Romano Impero.

Il viaggio di Papa Francesco di questi giorni in iraq assume dunque più significati.
Mai più uccidere in nome di dio, mai più guerre in nome di dio o di una fede ed è significativo  il motto scelto per questo viaggio: “Siamo tutti fratelli”.
Parole pronunciate nella biblica piana di Ur, patria di Abramo, patriarca comune alle tre religioni monoteiste, dove oltre a condannare il terrorismo in nome della religione si è scagliato contro ogni forma di oppressione e prevaricazione.

E’ stata una scelta coraggiosa ?
Quali effetti avrà questo viaggio nella nostra storia futura ?
Domande che forse si saranno fatti anche il neo presidente Biden, Macron, o il saudita Mohammed bin Salman, che in Yemen ha usato anche bombe prodotte in Italia, e molti altri dei cosiddetti potenti della terra.

Proprio rientrando in Vaticano da questo suo pellegrinaggio, Bergoglio è tornato a puntare il dito contro i produttori di armi.
Quelli che hanno gli arsenali pieni ma nessuna idea buona per instaurare una pace duratura nell’area devastata medio orientale.
E del resto che motivo avrebbero per fermare il loro business ?

Ma Bergoglio in Iraq ha stretto un patto con il leader sciita Ali Sistani e con il popolo iracheno: basta guerre e basta armi.
Le immagini del loro incontro in una stanza spoglia, hanno fatto il giro del mondo.
Nessuno dei leader occidentali aveva mai incontrato Al Sistani in questi anni.

Come mai ?

L’incontro, preparato nei mesi scorsi dalla santa sede e dall’organizzazione di Al Sistani, ha toccato tutte le questioni legate alla convivenza pacifica tra le componenti religiose della società irachena, rappresentata al 60 % da sciiti, da sunniti per il 35%  e anche quelle delle minoranze cristiane, yazide, arabe e dai curdi.

In un paese dove la comunità cristiana ha visto un crollo verticale passando da 1 milione e mezzo del 2003 ai 150 mila di oggi.

Quanto vale questo patto raggiunto con Al Sistani ?

Moralmente più di quello siglato tra Israele e le monarchie del Golfo sponsorizzato dall’ex presidente americano Trump. Un accordo per la pace ma anche contro l’Iran e tutti quei popoli della regione che non si arrendono alla legge del più forte, di chi ha più armi, più soldi, più tecnologia.
Un accordo che divide i buoni e i cattivi.

“Mai più guerra” aveva gridato Giovanni Paolo II rivolgendosi ai leader delle potenze mondiali. Un appello che è rimasto inascoltato.  Era il 2003.

Quasi 20 anni dopo ecco il patto di Abramo tra Bergoglio e Al Sistani:
“Gli uomini sono o fratelli per religione o uguali per creazione” ha detto Al Sistani.
“Un passo verso la fratellanza Umana”, ha detto Bergoglio.
Buone intenzioni, bellissime parole !

Sarà abbastanza per farlo funzionare ?

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