UN NUOVO PORTO PER VENEZIA 09/04/21

09 Aprile 2021 23:52

Un nuovo porto per la città Venezia e le grandi navi finiranno fuori dalla laguna. Lo ha deciso il governo Draghi con un decreto approvato la scorsa settimana.

Ospiti:

  • Giampietro Pizzo, economista – Associazione Venezia Cambia
  • Lida Fersuoch, Vicepresidente Italia Nostra – Venezia
  • Arch. Giovanni Leone, Presidente Associzione Dorsoduro – Venezia
  • Ing. Vicenzo Di Tella, esperto di opere Off-Shore

Dopo 20 anni passati tra proposte e proteste improvvisamente quello che sembrava un tabù si può fare, finirà tutto fuori dalla laguna, navi turistiche e commerciali.

E per questo il decreto prevede che ci sia un bando dell’autorità portuale  per raccogliere “proposte ideative e progetti di fattibilità tecnica ed economica” relativi ai punti di attracco.
Un progetto, che rispetti l’unicità di Venezia, l’arte, la cultura, l’ambiente e al tempo stesso garantisca le attività, le crociere e il traffico delle merci.

Per il porto turistico di Venezia alcuni progetti sono pronti, ma per quello commerciale fuori laguna è ancora tutto da pensare.

Un nuovo porto per Venezia, parte 2

 

Come mai nessuno dei nostri politici ci ha pensato prima ?
Intanto nell’attesa di di trovare la soluzione per spostare tutto fuori dalla laguna per le navi da criciera si è pensato a una soluzione di transizione: andare a sbarcare i turisti sulle banchine di Marghera.

E’ una soluzione che ha senso ?
A parte il tempo e i soldi che si spenderebbero, non meno di 60 milioni per approntare una struttura idonea, si è pensato a cosa significa far passare i giganti del mare nel canale dei petroli ?

Il canale dovrebbe essere scavato ancora di più ?
E quali sono i rischi ?

Abbiamo visto quello che è accaduto nello stretto di Suez.
Se una nave si mette di traverso in laguna che succede ?

E se per adeguare le due banchine scelte a Marghera, Tiv e Vecon, potrebbero bastare circa 6 mesi di lavori, per la soluzione che permetterebbe più attracchi, quella della banchina Nord del canale nord i tempi saranno più lunghi e sarà necessario anche scavare almeno 40 mila metri cubi di fanghi per pemettere alle grandi navi di girarsi. Potrebbe essere pronta forse per la fine del 2022.

E poi c’è il rischio che la soluzione “provvisoria” di Marghera possa  diventare una soluzione definitiva.
Perchè da mettere in conto ci sono anche le lentezze burocratiche.
Insomma, anche se dal governo è arrivato un segno di buona volontà la strada da fare è ancora lunga e la soluzione non semplice da trovare per il nuovo porto di Venezia.

Un nuovo porto per Venezia, parte 3

 

1600 anni di storia non sembrano essere serviti molto agli amminstratori della città della Serenissima vittima da decenni di incapacità, inefficenze e ingordigia di chi si è arricchito e ha solo sfruttato le meravigliose bellezze della città.

Amministratori che sono stati eletti dai cittadini perché facciano gli interessi della collettività, propongano le soluzioni rendendo partecipi i cittadini e facciano le cose in tempi reali.
Il grido di aiuto di Venezia, lanciato nel novembre del 2019, dopo l’ennesima acqua alta eccezionale è rimasto ancora inascoltato.
I soldi non bastano, perché a Venezia serve un progetto di vita, un progetto per il futuro, che affronti tutte le sue fargilità e che le risolva con lungimiranza.
Dalle Grandi navi, all’acqua alta, dal turismo alla residenzialità, dal lavoro alla tutela dell’ambiente lagunare.
Nel 2012 il decreto Clini-Passera vietava il transito delle grandi navi, al di sopra delle 40mila tonnellate, in bacino San Marco e nel canale della Giudecca. In questi 10 anni però nulla è accaduto. Tante parole e pochi fatti.
Dopo l’acqua granda del 1966 Venezia, nella disgrazia,  è balzata agli onori della cronaca, ma in questi 60 anni si è parlato molto è fatto poco e male.
Il caso Mose ne è l’esempio. Un’opera che nel prossimo futuro dovrà essere usata sempre di più, sempre che funzioni, ma la chiusura delle paratoie metterà in crisi l’attività portuale e anche la salute della laguna.
Le criticità dell’opera sono sempre più pressanti. Un’opera realizzata con materiali destinati a resistere non più di trent’anni contro i cento assicurati quando fu presentato il progetto.

Devono quindi essere trovate soluzioni alternative, non basta portare fuori le grandi navi, bisogna ripensare l’utilizzo dell’intero sistema lagunare in una logica di tutela dell’ambiente, riportandolo alla sua funzione di polmone di scambio anche per la mitigazione delle maree  con un suo riequilibrio morfologico.

Per Venezia non c’è più tempo.
Ha bisogno di scelte importanti che vanno prese con un dibattito pubblico, scelte condivise, progetti trasparenti,  e con commissioni che non siano manovrate dagli interessi romani.

I nostri amministratori, dal governatore Zaia al sindaco Brugnaro devono farsi portavoce delle richieste del territorio e dei veneziani… altrimenti  la Venezia della Serenissima non sopravviverà.

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Ermanno Chasen e Tullio Trivellato

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