BACINI DI ACCUMULO, ESSENZIALI PER IL VENETO
Come affrontare il cambiamento climatico in Veneto? La siccità è diventato un problema frequente e la regione deve dotarsi di nuove misure per gestire la mancanza d’acqua.
La crisi idrica sta penalizzando tutti i settori, dall’agricolo all’industriale.
Ad esprimere preoccupazione è Legambiente Veneto. Per l’associazione le misure di emergenza non bastano più. Bisogna agire sul lungo termine.
Ma quali strategie si potrebbero adottare?
Per Legambiente, il mondo agricolo ha bisogno di coltivazioni che richiedono un consumo d’acqua ridotto. Anche utilizzare i pannelli solari garantirebbe alle colture una maggior resilienza durante la siccità.
Il Veneto deve munirsi di altri bacini di accumulo e laminazione. L’infrastruttura consente di immagazzinare l’acqua piovana durante le inondazioni invernali e rilasciarla nei periodi di siccità estivi. In Veneto erano programmate e sono state realizzate parzialmente. Dovevano essere già stati costruiti trenta nuovi bacini di accumulo e invasi diffusi tra colline, pianura e monti che avrebbero risolto in parte il problema.
Un’alternativa ecologica è: piantare alberi. Le piante assorbono l’energia solare attraverso la fotosintesi clorofilliana. Il processo permette di catturare la CO2 nell’aria responsabile del cambiamento climatico. Inoltre gli alberi assorbono il 91% dell’energia solare convertendola in legno.
Può immagazzinare il calore e rilasciarlo di notte producendo energia al buio. Le soluzioni ci sono e la politica deve prenderne atto, perché le spese di attivazione sono inferiori ai danni provocati dall’aumento climatico.
Vale il detto meglio prevenire che curare!
Le misure temporanee non sono più sufficienti. Servono nuovi interventi.