I PICCOLI NEGOZI CHIEDONO REGOLE UGUALI PER TUTTI
La tutela dei negozi di prossimità torna al centro del dibattito. Già più di dieci anni fa Confesercenti aveva acceso i riflettori sugli effetti delle aperture senza limiti, con la campagna “Libera la domenica”. Un appello rimasto inascoltato, nonostante un’ampia mobilitazione, e che oggi assume un significato ancora più urgente.
Secondo l’associazione, anni di liberalizzazioni non hanno rilanciato i consumi, ma hanno contribuito allo svuotamento commerciale di centri storici e quartieri, favorendo soprattutto la grande distribuzione. Un processo che ha indebolito il tessuto economico locale e reso più fragili intere comunità.
A pesare è anche la crescita dell’e-commerce, sempre più concentrato nelle mani di grandi gruppi internazionali, con ricadute negative su occupazione e gettito fiscale nei territori. Ma il nodo, sottolinea Confesercenti, non è la vendita online in quanto tale.
Insistere solo sul tema delle aperture domenicali rischia di semplificare il problema. I piccoli esercenti stanno innovando e adattandosi ai nuovi modelli di consumo, ma senza un quadro normativo equo la competizione resta sbilanciata.
Da qui la richiesta di un intervento più ampio e strutturato.
Il commercio di vicinato, ribadisce l’associazione, non rappresenta soltanto un’attività economica, ma un presidio di vita sociale, sicurezza e servizi. Sostenerlo significa investire nella qualità della vita e nell’equilibrio dei territori.