IL FINE VITA È REALTÀ: LEGGE VENETA PASSA CON 32 SÌ
Il Veneto da oggi ha una sua legge che disciplina il fine vita. Il disegno di legge di iniziativa popolare, dopo due giorni di acceso dibattito dentro e fuori dal consiglio regionale, ha ottenuto il definitivo via libera con il voto celebratosi a metà pomeriggio. Un responso arrivato con voto nominale: uno per uno ogni consigliere ha esplicitato davanti all’aula la sua posizione. E l’attesa spaccatura tra consiglieri leghisti e stefaniani è stata minima: a votare a favore sono stati 14, con solo due consiglieri (Barbisan e Rigo) contrari, e Tomaello e Conte astenuti. In Forza Italia l'unico sì è stato quello di Maltauro, astenuti gli altri due consiglieri Bozza e Patron. Compattamente contrari tutti i Fratelli d'Italia, i due di Resistere e il vannacciano Valdegamberi, che per due giorni ha provato a fare ostruzionismo sollevando eccezioni procedurali, fino a beccarsi persino l'inedita reprimenda dal segretario dell'aula. Astenuto il padovano Eric Pasqualon su indicazione del suo partito (l'UDC), che ha precisato però che avrebbe votato a favore. Compattamente per il sì i consiglieri PD, 5 Stelle, Avs, Civiche e azione. Alla fine il verdetto: due anni fa la legge era stata bocciata per un solo voto, stavolta l'ha spuntata con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti.
La legge che passa in Veneto non istituisce il fine vita: a delinearne i confini è una sentenza della Corte di Cassazione esecutive ormai dal lontano 2019 secondo quattro pre-requisiti fondamentali. Gli stessi che il testo veneto oggi riprende, con alcune nuove istituzioni dal punto di vista procedurale e una sforbiciata che ben 38 emendamenti (in particolare i dieci della giunta) hanno ridimensionato, e non poco. Comitato bioetico, cure palliative potenziate, presenza delle associazioni Pro-vita che faranno conoscere ai malati le loro posizioni. Una legge - sostengono in molti, anche tra i favorevoli – svuotata dei suoi argomenti chiave: non c'è un tassativo limite temporale entro cui le aziende sanitarie devono rispondere alle richieste dei pazienti – ma legislativamente non era possibile fare altrimenti. Comunque la si voglia guardare, due anni dopo la prima bocciatura, è comunque una svolta storica.