VENETO, L’ADDIO DI VANNACCI CHE OSCURA L’AUTONOMIA
C'è un doppio binario che agita la politica veneta e quella leghista in particolare. Da un lato, c'è il percorso dell'autonomia differenziata, un progetto che Zaia ha inseguiti lungamente quand'era presidente di regione e che oggi appare vicino ad un primo traguardo storico. La prossima settimana, infatti, il Governo dovrebbe licenziare le prime intese sulle quattro materie da inviare poi al voto del parlamento, ultimo scoglio definitivo per l'effettiva attribuzione delle competenze differenziate. Un passaggio che è stato al centro della relazione del nuovo presidente del Veneto, Alberto Stefani, che quand'era ancora deputato era stato relatore di maggioranza della legge sull'autonomia differenziata, e che oggi si prepara a portarne i primi frutti: sul quando, lo si capirà nelle prossime settimane.
Ma oltre all'autonomia, a far rumore e non poco tra i ranghi leghisti è l'addio al Carroccio dell'ex generale Roberto Vannacci. Dopo aver depositato alcuni giorni fa il simbolo di un nuovo movimento, il generale ha ufficialmente dato addio alla Lega. Che per dirla con un eufemismo non l'ha presa bene: "Deluso e amareggiato", si è detto Matteo Salvini, mentre Stefani si è limitato ad un latinismo eloquente: "Nulla salus extra ecclesiam", ha proferito a Palazzo Ferro Fini, come a dire: "Vedremo quanta strada Vannacci saprà correre da solo". Concetto ribadito poi, e senza mezze misure, da uno che Vannacci l'ha sempre mal digerito: Luca Zaia in persona.