TV7 NEXT: CER PIU' SEMPLICI PER COMUNI E TERRITORI
CER, LA SEMPLIFICAZIONE CHE AIUTA
Le comunità energetiche rinnovabili stanno lentamente uscendo dalla dimensione delle promesse per entrare in quella dei progetti concreti. Per molto tempo sono sembrate un modello interessante soprattutto sulla carta: molto citate nei convegni, spesso indicate come una svolta possibile per la transizione energetica, ma non sempre facili da tradurre in realtà operative. Oggi, però, i numeri cominciano a mostrare un cambio di passo.
A fine febbraio, in Italia, oltre 3.300 configurazioni hanno presentato richiesta di qualifica e molte risultano già entrate in esercizio. Un segnale che racconta un’evoluzione precisa: il modello dell’energia condivisa comincia a strutturarsi e a proporsi come occasione concreta per cittadini, enti locali, imprese e realtà del territorio.
Il punto, però, resta sempre lo stesso: le CER, cioè le comunità energetiche rinnovabili, continuano a richiedere un percorso non banale. La costituzione di un soggetto giuridico, la gestione amministrativa, gli aspetti tecnici, gli incentivi e la governance possono trasformare un’idea interessante in un meccanismo difficile da attivare, soprattutto per i piccoli comuni e per le organizzazioni che non dispongano di competenze interne dedicate.
Gli strumenti per semplificare esistono. Per chi vuole approfondire il tema, l’appuntamento è giovedì 23 aprile 2026 alle ore 11 al Centro culturale Altinate San Gaetano di Padova, in occasione del Forum Duezerocinquezero. È prevista anche la partecipazione online, con iscrizione obbligatoria. I posti sono limitati.
CER E IL NODO DELLA COMPLESSITÀ
È proprio qui che si inserisce la proposta raccontata da Marco Ferrero, portavoce di Communit-CER, intervistato nella puntata di TV7 Next. L’obiettivo è rendere più accessibile uno strumento che ha suscitato interesse diffuso, ma che presenta una complessità oggettiva.
Ferrero descrive la nascita di una cooperativa benefit pensata come aggregatore di comunità energetiche rinnovabili. Il senso dell’operazione sta nella semplificazione: offrire a chi sia interessato ad aderire a una CER una struttura già organizzata, in grado di alleggerire il peso burocratico e gestionale che spesso rallenta o scoraggia l’avvio dei progetti.
In altre parole, il modello interviene su uno dei principali ostacoli alla diffusione delle comunità energetiche: la necessità di costruire da zero un soggetto giuridico e poi gestirlo nel tempo. Una barriera che, per realtà piccole o medio-piccole, rischia di diventare determinante. L’aggregatore consente invece di entrare in un sistema già predisposto, riducendo la complessità e rendendo più accessibile l’intero percorso, senza modificare la natura della comunità energetica rinnovabile.
CER, INCENTIVI SOCIALI E IMPATTO
Un altro elemento centrale riguarda la destinazione degli incentivi. Attraverso questo modello, chi partecipa può scegliere come utilizzare in particolare la componente sociale, orientandola verso progetti di utilità collettiva.
È un passaggio rilevante perché amplia il significato stesso delle CER. Non solo produzione e condivisione di energia, ma anche leva per generare valore sul territorio. Nel caso di un comune, ad esempio, le risorse possono contribuire a sostenere il bilancio dei servizi sociali. In altri contesti, possono essere indirizzate verso iniziative sperimentali o progetti a impatto sociale e ambientale.
La proposta, che prende il nome di “VAT for change”, si muove proprio in questa direzione: rendere più semplice l’accesso a uno strumento percepito come complesso e, allo stesso tempo, valorizzarne il potenziale collettivo.
Il tema, quindi, non è soltanto energetico. Riguarda la capacità dei territori di organizzarsi, collaborare e condividere benefici in modo concreto. Perché la transizione energetica, quando resta bloccata nella complessità, rallenta. Quando invece trova modelli chiari e accessibili, comincia davvero a diventare operativa.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.