30 ANNI FA IL ROGO CHE DIVORÒ IL TEATRO LA FENICE
Fumo denso che invade i canali, il bagliore delle fiamme nella notte, il rumore dei crolli che spezza il silenzio di Venezia. È così che, il 29 gennaio 1996, il Gran Teatro La Fenice viene divorato dal fuoco, lasciando attoniti cittadini, artisti e lavoratori.
A dare l’allarme è una pattuglia della Polizia in motoscafo. In pochi minuti Campo San Fantin si riempie di persone mentre i vigili del fuoco combattono contro un incendio alimentato dalla struttura stessa dell’edificio.
Dall’alto, un elicottero scarica acqua e schiuma per ore, mentre le squadre entrano tra le macerie ancora fumanti.
Le indagini chiariscono presto che non si è trattato di un incidente. Dietro il rogo c’è un gesto doloso: due elettricisti, in ritardo sui lavori, avevano tentato di inscenare un piccolo incendio per evitare una penale. Il fuoco, però, era sfuggito al controllo e aveva distrutto uno dei simboli della lirica mondiale.
Nonostante lo choc, Venezia decide di non fermarsi. La parola d’ordine è ricostruire “com’era e dov’era”. Ma solo nel dicembre del 2003 La Fenice riapre ufficialmente le sue porte, con Riccardo Muti sul podio e le più alte cariche dello Stato in platea.
Una tragedia, per Venezia. Ma una tragedia servita a rendere la città più sicura.
Oggi, a trent’anni da quella notte, La Fenice resta il simbolo di una città ferita ma capace di rinascere, fedele al proprio nome e alla propria storia.