TRENTINI, IL SILENZIO E LA LUNGA ATTESA
A più di 48 ore dalla notizia della caduta del presidente venezuelano Nicolás Maduro, sul destino di Alberto Trentini continua a pesare un silenzio assordante. Dopo le ore concitate seguite all’intervento statunitense a Caracas, ora è il tempo dell’attesa. Un’attesa che non offre certezze né previsioni.
Il 46enne cooperante veneziano è detenuto da oltre un anno in un carcere di massima sicurezza della capitale. La speranza che la fine del regime possa accelerarne il rientro in Italia resta, ma per ora non trova conferme.
La famiglia, chiusa in un silenzio definito necessario e prudente, vive una fase delicatissima. Ogni minuto senza notizie alimenta l’incertezza e la paura. Nessuna dichiarazione nemmeno dagli amici o dal legale, l’avvocata Alessandra Ballerini, che nelle ultime settimane ha verificato i nomi dei detenuti rilasciati, mantenendo accesa una speranza ancora sospesa.
Sul fronte istituzionale, il governo assicura massimo impegno. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani conferma i contatti con l’ambasciata italiana a Caracas e il tentativo di aprire un dialogo più efficace con le nuove autorità venezuelane per riportare a casa Trentini e gli altri detenuti italiani.
Parole di cautela anche dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: il lavoro per la liberazione continua, ma ogni dichiarazione pubblica potrebbe rallentare una soluzione rapida.
Alla famiglia è arrivata anche la vicinanza della Chiesa: il cardinale Matteo Zuppi ha contattato la madre di Alberto Trentini per esprimere solidarietà e l’auspicio che la vicenda possa concludersi presto.
Intanto, a Venezia, il tempo sembra fermo. E l’attesa di una telefonata resta l’unica certezza.