TV7 NEXT - MENO SMOG COL PEDAGGIO URBANO
Il pedaggio urbano è uno dei temi più divisivi del dibattito pubblico. Eppure i dati delle città che lo hanno introdotto raccontano una storia molto meno ideologica e molto più concreta.
Parigi: vent’anni di trasformazione
A Parigi la riduzione dell’inquinamento è il risultato di una strategia integrata: restrizioni progressive al traffico, zone a basse emissioni, piste ciclabili e pedonalizzazioni. Secondo Airparif, il biossido di azoto è calato del 50% dal 2004 e le polveri sottili PM2.5 del 55% dal 2005.
Non si tratta solo di ambiente. Migliorare la qualità dell’aria significa ridurre malattie respiratorie e cardiovascolari, con benefici sanitari ed economici tangibili.
New York: impatto rapido
A New York City il pedaggio urbano è entrato in vigore nel gennaio 2025. Uno studio pubblicato su npj Clean Air dai ricercatori della Cornell University ha rilevato un calo del 22% del PM2.5 nell’area a pedaggio in soli sei mesi.
Il miglioramento ha interessato anche quartieri esterni alla zona tariffata, smentendo il timore di uno spostamento del traffico verso le periferie.
Uno degli argomenti più usati contro il pedaggio urbano è il rischio di danneggiare il commercio. I dati mostrano il contrario: aumento del traffico pedonale, crescita dell’uso del trasporto pubblico, investimenti infrastrutturali finanziati con i proventi del pedaggio. Esperienze analoghe si registrano a Londra, Stoccolma e Milano.
Una scelta politica
Il pedaggio urbano non è una soluzione unica né immediata. Ma è uno strumento efficace quando inserito in una strategia complessiva di mobilità sostenibile. Le città che lo hanno adottato respirano meglio e investono di più nel trasporto pubblico. La vera sfida non è tecnica, ma politica: decidere se continuare a gestire l’emergenza smog o intervenire in modo strutturale. Perché l’aria pulita non è un lusso. È un’infrastruttura invisibile che sostiene salute, economia e qualità della vita.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.