CALA IL PETROLIO, MA PER LA BENZINA NON C’È FRETTA
Dopo mesi di guerra e trattative, Stati Uniti e Iran sono giunti a un accordo, che venerdì secondo gli annunci sarà firmato e certificato a Ginevra. È bastato che i mercati azionari apprendessero dello spiraglio di pace, per veder crescere nelle ultime 24 ore tutti i principali listini mondiali, vedendo invece crollare le azioni della tecnologia bellica. A calare, almeno da una settimana, è fortunatamente anche il prezzo della benzina, che veleggia poco sopra l'1,80 euro al litro in tutti io principali distributori veneti, in queste ore.
È l'effetto dell'annunciata riapertura dello stretto di Hormuz, quel lembo di mare tra Iran e paesi del Golfo attraverso il quale transita il 20% del petrolio mondiale. Una notizia che ha esaltato le borse, e ha fatto crollare il prezzo del greggio. Ma guai a pensare che l'emergenza sia alle spalle, per i consumatori italiani.
Come spesso accade, infatti, al primo accenno di crisi energetica i prezzi dei carburanti schizzano immediatamente verso l'alto. Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi eventi che hanno accelerato al crescita dei prezzi: i conflitti internazionali, la pandemia, gli interventi dei paesi produttori per limitare o aumentare la produzione, le tensioni commerciali tra gli stati. E nel preciso istante in cui si sono verificati, abbiamo assistito agli aumenti: costi lievitati in una notte, che le compagnie petrolifere applicano immediatamente per coprire e tamponare i previsti aumenti futuri del prezzo del petrolio. Oggi, che all'orizzonte c'è invece una diminuzione, nessuna fretta: l'utente sta ancora pagando gli extracosti che c'erano fino a ieri.
I carburanti non calano oggi con la stessa velocità: il prezzo del petrolio sta facendo registrare i minimi degli ultimi 3 mesi, mentre al distributore stiamo vedendo piccoli ribassi, un poco alla volta. E questo anche grazie al rinnovo del taglio delle accise che il governo ha confermato in vigore fino al 3 luglio: uno "sconto" è di 5 centesimi al litro che ci fa sembrare la benzina molto più conveniente, ma che a inizio luglio potremmo rivedere al suo prezzo "naturale" qualora il taglio alle accise non venisse - com'è probabile - rinnovato ulteriormente.
Questa doppia velocità si chiama, per dirla brevemente, speculazione. Il vero problema è che quando diminuisce il costo dell'energia, non si risolve la prima conseguenza creata nella nostra economia: l'inflazione. Perché da oggi in poi le famiglie pagheranno un po' meno benzina e gas, che caleranno a poco a poco. Ma gli extra-costi affrontati sin qui, quelli no che non tornano indietro. E tutti quei costi aumentati con la crisi energetica, dai trasporti ai beni di prima necessità, state pur certi che non torneranno indietro.