CRISI IRAN: MERCATI IMPAZZITI E TRASPORTI IN TILT
Da più di 48 ore, il fuoco incrociato in medio Oriente sta riaccendendo la miccia della guerra, e lo spettro di un conflitto su larga scala. Gli eserciti di Stati Uniti e Israele attaccano Teheran con centinaia di bombe, colpendo gli obiettivi del regime, il quartier generale politico, le sedi centrali della pubblica sicurezza, stazioni di polizia e sistemi antiaerei. Ma la rappresaglia dello stato islamico non si è fatta attendere: drone e missili sono piovuti sull'Arabia Saudita e sugli stati del Golfo, alleati americani contro gli ayatollah, e ovviamente contro Israele e le sue città.
Un'escalation repentina e violenta che in poche ore ha subito avuto ripercussioni in tutto il mondo, compresa l'Italia, anche alle nostre latitudini. Negli scali aeroportuali sono decine i voli cancellati: lo spazio aereo sul Golfo rimane interdetto, cancellati tutti i voli da e per Dubai, Abu Dhabi, Doha e Tel Aviv, almeno fino a domani ma col rischio che lo stop possa prolungarsi. A centinaia sono i passeggeri rimasti a terra, comunque avvisati per tempo e gestiti dalle compagnie, anche al Marco Polo di Venezia.
Il rischio più concreto, per la popolazione italiana, è che in pochissime ore, com'era avvenuto allo scoppio della guerra in Ucraina, i prezzi dell'energia schizzino alle stelle. Il prezzo del petrolio è cresciuto di quasi il 10% in un giorno, e la benzina anche al distributore lo seguirà presto; il gas è salito addirittura del 36%, raggiungendo prezzi che non si vedevano da un anno, dopo la chiusura dello stretto di Hormuz da cui passano le navi con il gas naturale liquefatto verso l'Europa, e soprattutto dopo la notizia che Qatar Energy ha sospeso la produzione del suo impianto, il più grande al mondo.
Ma poi c'è anche una questione legata alla sicurezza delle città. Il Viminale ha immediatamente ordinato ai Prefetti di rafforzare la presenza di forze dell'ordine nei luoghi sensibili come stazioni e porti, ancor più in siti simbolo come il Ghetto di Venezia, per evitare che le operazioni militari di Netanyahu possano essere associate, da qualcuno, con l'intera popolazione ebraica. La situazione è tesa, e dopo la morte sotto le bombe del capo dello stato iraniano, l'ayatollah Khamenei, anche tra gli arabi d'Italia le visioni sono diverse. Basta vedere ciò che avviene a Roma: davanti all'ambasciata dell'Iran, lì dove ieri gli iraniani scappati e rifugiati facevano caroselli per celebrare la fine del regime, oggi sono arrivati gli anti-americani con lo slogan "Giù le mani da Teheran" e le bandiere di Hezbollah, la milizia anti-ebraica libanese. Una crisi appena accesa, ma non sappiamo ancora dove porterà il mondo.