LE ATTIVITÀ PER I RECLUSI ABBATTONO LA RECIDIVA
Praticare attività anche extra-carcerarie in Veneto rappresenta un pilastro fondamentale per il recupero sociale dei detenuti. Il modello veneto punta da qualche anno su progetti inclusivi, capaci di abbattere le mura dell'isolamento attraverso il movimento e la cooperazione. Lo sport ad esempio come nel carcere minorile di Rovigo o il 'il rugby in carcere' presso la Circondariale di Padova non è un semplice passatempo: insegna la disciplina, il rispetto delle regole e la gestione costruttiva della rabbia. Parallelamente, il contatto controllato con la realtà esterna prepara il detenuto al futuro reinserimento nella comunità. Investire in queste attività riduce drasticamente i tassi di recidiva, trasformando il tempo della pena in un percorso concreto di rinascita e riscatto umano. I dati dimostrano il valore del modello Veneto nel contrasto alla criminalità: a fronte di una recidiva nazionale stimata tra il 40% e il 60%, la partecipazione a percorsi rieducativi strutturati abbatte la quota di chi torna a delinquere, registrando tassi di non-recidiva che raggiungono il 98% grazie ai progetti di eccellenza attivi sul territorio. A tal proposito di recente sono stati stanziati dalla Regione 300mila euro attraverso un bando pubblico rivolto al terzo Settore e associazioni per incrementare le attività dedicate ai reclusi. È una goccia nell'oceano delle riforme che servirebbero: ampliamento e rinnovo delle strutture , ridurre il sovraffollamento , incrementare gli agenti della Penitenziaria gli educatori e psicologi, ma è comunque sempre meglio dell'immobilismo che per decenni ha caratterizzato la gestione delle carceri in Italia.