TV7 NEXT - ARIA DI CITTÀ: QUANTO PESANO LE AUTO?
L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare la principale causa ambientale di morte prematura nell’Unione europea. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, ogni anno si registrano circa 400 mila decessi legati alla scarsa qualità dell’aria.
In questo contesto, comprendere con precisione l’origine degli inquinanti diventa fondamentale per adottare politiche realmente efficaci. Uno studio condotto a Varsavia ha testato un nuovo approccio di modellazione urbana che consente di distinguere in modo più accurato le emissioni provenienti dal traffico rispetto a quelle generate dal riscaldamento domestico.
Il ruolo nascosto delle polveri stradali e dei canyon urbani
Tradizionalmente, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle emissioni dirette dei veicoli. Tuttavia, lo studio introduce due fattori spesso sottovalutati.
Il primo è la risospensione delle polveri stradali: le particelle depositate sull’asfalto vengono sollevate nuovamente in aria dal passaggio dei veicoli o dal vento, contribuendo in modo significativo alla concentrazione di polveri sottili.
Il secondo è l’effetto “street canyon”, noto anche come canyon urbano. Quando le strade sono fiancheggiate da edifici alti su entrambi i lati, si crea una sorta di corridoio che modifica la circolazione dell’aria e può trattenere gli inquinanti più a lungo.
Integrare questi due elementi nei modelli di simulazione significa rappresentare in modo più realistico ciò che accade realmente nelle strade delle città.
I risultati dello studio e le implicazioni per le politiche urbane
I ricercatori hanno combinato il modello ATMO-Street, sviluppato in Belgio per l’analisi a livello stradale, con il modello GEM-AQ, derivato dal servizio meteorologico canadese, capace di simulare i processi chimici in atmosfera.
I risultati sono stati confrontati con i dati di nove centraline di monitoraggio cittadine. Inserendo risospensione delle polveri ed effetto canyon urbano, l’accuratezza delle stime è migliorata del 34% per le PM2.5 e del 55% per le PM10.
Alla stazione di traffico, i veicoli sono risultati responsabili del 41–42% delle polveri misurate e dell’84% del biossido di azoto (NO₂), uno degli inquinanti più critici per la salute.
Lo studio evidenzia che politiche urbane efficaci richiedono non solo reti di monitoraggio di alta qualità, come previsto dalla normativa europea sulla qualità dell’aria, ma anche strumenti modellistici avanzati capaci di interpretare correttamente i dati.
Comprendere il reale contributo del traffico è particolarmente rilevante nei Paesi dell’Europa centrale e orientale, dove trasporti e riscaldamento domestico incidono entrambi in modo significativo sulla qualità dell’aria urbana.
Servizio a cura di Claudia Chasen redazione Tv7