TV7 NEXT - CLIMA: LA TRANSIZIONE VALE MILIARDI
La transizione energetica in Europa potrebbe generare benefici economici, occupazionali e sanitari molto superiori a quelli normalmente considerati nel dibattito sul costo della decarbonizzazione. Secondo un nuovo rapporto pubblicato il 13 ottobre 2026 da Climate Action Network Europe (CAN Europe), le misure di risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili potrebbero produrre oltre 826 miliardi di euro all'anno di benefici monetizzati entro il 2030.
La ricerca, intitolata Europe's climate dividend: Economic benefits, jobs, health and lower energy costs, è stata realizzata nell'ambito della coalizione Plan4Climate, con un'analisi elaborata da Climact.
Il rapporto propone una lettura economica della transizione energetica che considera non soltanto gli investimenti necessari, ma anche i risultati che potrebbero derivarne: minori spese energetiche, maggiore occupazione, riduzione dell'inquinamento atmosferico, benefici per la salute e danni climatici evitati.
Le cifre rappresentano stime basate su scenari modellistici, non risparmi già conseguiti. Inoltre, una parte dei benefici economici quantificati riguarda i danni climatici evitati a livello globale, e non esclusivamente i vantaggi finanziari diretti per i cittadini europei.
Il punto centrale della ricerca è che il costo della transizione non può essere valutato senza considerare anche quello della dipendenza dai combustibili fossili.
TRANSIZIONE ENERGETICA IN EUROPA: I BENEFICI ECONOMICI DELLA DECARBONIZZAZIONE
La ricerca confronta due possibili traiettorie.
La prima prevede la prosecuzione delle tendenze storiche, mentre la seconda considera un percorso di riduzione delle emissioni compatibile con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, denominato Paris Agreement Compatible 2.0.
Quest'ultimo scenario ipotizza una transizione particolarmente ambiziosa, basata sulla riduzione della domanda energetica e su un sistema alimentato da fonti rinnovabili.
Secondo le simulazioni, i benefici monetizzati delle misure esaminate potrebbero raggiungere 826 miliardi di euro all'anno nel 2030, aumentando fino a quasi 2.000 miliardi annui entro il 2050.
La somma dei benefici stimati nel periodo 2030-2050 si avvicinerebbe a 32.000 miliardi di euro.
Questi valori comprendono diverse componenti economiche e sociali. Tra le principali figurano i risparmi sui consumi energetici, i miglioramenti sanitari legati alla riduzione dell'inquinamento e il valore economico attribuito ai danni climatici che potrebbero essere evitati.
Quest'ultimo elemento è particolarmente importante per interpretare correttamente i risultati.
Non tutti i benefici costituiscono risorse direttamente disponibili nei bilanci pubblici o nei conti economici delle imprese. Una parte riguarda costi futuri che, secondo il modello, potrebbero essere evitati grazie alla riduzione delle emissioni.
Il rapporto non misura quindi soltanto il denaro risparmiato sulle bollette, ma attribuisce un valore economico anche a conseguenze ambientali e sanitarie.
La prospettiva riguarda inoltre la sicurezza energetica.
Secondo i dati Eurostat richiamati nello studio, nel 2023 l'Unione Europea dipendeva dalle importazioni per il 58 per cento del proprio fabbisogno energetico.
Nel 2024, i combustibili fossili rappresentavano il 95 per cento delle importazioni energetiche europee.
Questa dipendenza espone famiglie e imprese alle oscillazioni dei prezzi internazionali, alle crisi geopolitiche e alle possibili interruzioni delle forniture.
Ridurre i consumi e aumentare la produzione da fonti rinnovabili potrebbe quindi avere effetti non soltanto ambientali, ma anche economici e strategici.
OCCUPAZIONE E SALUTE: QUANTO POTREBBE VALERE LA TRANSIZIONE
Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda le ricadute occupazionali.
Secondo le simulazioni, gli investimenti nelle misure di risparmio energetico potrebbero sostenere oltre 8,5 milioni di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno nel 2030, di cui circa 6,5 milioni collegati alle attività di costruzione e riqualificazione degli edifici.
L'equivalente a tempo pieno è una misura utilizzata per esprimere il volume complessivo di lavoro in termini confrontabili, indipendentemente dalla distribuzione tra contratti e orari differenti.
Il valore indicato dal rapporto rappresenta l'occupazione sostenuta dalle misure considerate, non necessariamente un aumento netto dello stesso numero di occupati rispetto a uno scenario alternativo.
Le attività coinvolte riguardano in particolare l'edilizia, l'isolamento termico degli edifici, l'installazione di nuovi impianti di riscaldamento e le tecnologie per una mobilità meno dipendente dai combustibili fossili.
Gli interventi di efficienza energetica possono inoltre ridurre i consumi e migliorare il comfort abitativo, con conseguenze dirette anche sulla salute.
Il rapporto stima che una maggiore diffusione di edifici ben isolati e la diminuzione dell'inquinamento atmosferico potrebbero evitare quasi 34.000 morti premature ogni anno entro il 2030.
A questi benefici si aggiungerebbero circa 8.000 ricoveri ospedalieri evitati e 3,3 milioni di giornate lavorative di assenza per malattia in meno.
Una parte significativa della riduzione della mortalità deriverebbe dal miglioramento delle condizioni termiche delle abitazioni, soprattutto durante l'inverno.
L'analisi stima infatti oltre 21.000 decessi prematuri evitati annualmente entro il 2030 grazie alla diminuzione dei rischi sanitari associati al freddo domestico.
Questi valori non comprendono tutte le conseguenze sanitarie del cambiamento climatico, come quelle associate alle ondate di calore. Riguardano specificamente i benefici considerati nel modello.
Il risultato evidenzia come le politiche energetiche possano influenzare anche la qualità dell'abitare, la salute pubblica e la produttività del lavoro.
TRANSIZIONE ENERGETICA IN ITALIA: RISPARMI E OPPORTUNITÀ
Il rapporto dedica una scheda specifica anche all'Italia, evidenziando i possibili benefici di un percorso ambizioso verso la neutralità climatica.
Secondo le simulazioni, le misure di risparmio energetico potrebbero determinare una riduzione dei costi energetici pari a 533 euro per abitante all'anno nel 2030.
Entro il 2050 il beneficio annuo potrebbe raggiungere 1.895 euro pro capite.
Si tratta di valori medi stimati su scala nazionale, che non devono essere interpretati come un risparmio identico e garantito per ogni famiglia.
Gli effetti effettivi dipenderebbero dalla tipologia di abitazione, dai consumi, dalle tecnologie utilizzate e dagli investimenti realizzati.
Per il 2030, il rapporto quantifica inoltre 84,2 miliardi di euro di benefici monetizzati complessivi associati all'Italia, comprendendo sia vantaggi nazionali sia una quota dei danni climatici globali evitati.
Nel 2050 il valore annuo potrebbe salire a 227,8 miliardi di euro.
Sul fronte occupazionale, la scheda nazionale indica circa 676.000 anni-persona di lavoro nel 2030, una misura del volume di occupazione associato agli investimenti analizzati.
Anche gli effetti sanitari sarebbero significativi: secondo le proiezioni, nel 2030 potrebbero essere evitate circa 3.510 morti premature ogni anno.
Il rapporto stima inoltre che un programma di investimenti aggiuntivi medi pari a circa 48 miliardi di euro all'anno dal 2026 al 2050, destinato alle misure di risparmio energetico considerate, possa generare benefici monetizzati considerevoli.
Per l'Italia, questi dati richiamano soprattutto il tema dell'efficienza del patrimonio edilizio e della riduzione della dipendenza energetica.
Gli interventi sugli edifici, l'elettrificazione dei consumi e l'utilizzo delle energie rinnovabili possono incidere sulle spese delle famiglie, sui costi delle imprese e sulla domanda di competenze tecniche.
La questione riguarda anche la competitività industriale. Ridurre i consumi energetici può migliorare la capacità delle aziende di affrontare oscillazioni dei prezzi, rendendo meno vulnerabili alcuni processi produttivi.
IL COSTO DELLA TRANSIZIONE E QUELLO DELL'INAZIONE
La ricerca si inserisce nel confronto europeo sulle politiche climatiche successive al 2030.
L'Unione Europea ha adottato un obiettivo vincolante di riduzione del 90 per cento delle emissioni nette di gas serra entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990.
Lo scenario utilizzato dal rapporto è però più ambizioso rispetto al solo obiettivo europeo approvato e non deve essere interpretato come una previsione automatica degli effetti della normativa vigente.
La realizzazione dei benefici stimati richiederebbe investimenti, infrastrutture, tecnologie e politiche pubbliche coerenti con il percorso ipotizzato.
La distribuzione dei costi rappresenta un ulteriore elemento decisivo.
La riqualificazione degli edifici, per esempio, può produrre risparmi nel lungo periodo, ma richiede risorse iniziali che non tutte le famiglie o le imprese possono sostenere autonomamente.
Per questa ragione, il modo in cui vengono progettati gli strumenti di sostegno influenza sia la possibilità di realizzare gli interventi sia la distribuzione dei benefici.
Il rapporto presenta inoltre limiti metodologici da considerare. Non comprende tutte le misure climatiche possibili e non quantifica integralmente i costi che il cambiamento climatico potrebbe provocare in Europa.
Le cifre devono quindi essere lette come risultati di uno specifico esercizio modellistico, fondato su ipotesi che potrebbero differire dall'evoluzione economica effettiva.
Il contributo dell'analisi riguarda soprattutto il modo di valutare le decisioni energetiche.
Concentrare l'attenzione esclusivamente sugli investimenti necessari alla decarbonizzazione rischia di escludere dal bilancio i benefici legati alla salute, all'occupazione e alla minore esposizione ai combustibili fossili.
Per le imprese e per i decisori pubblici, la questione diventa quindi individuare quali interventi possano produrre risultati misurabili, in quali tempi e con quali costi.
La transizione energetica non è priva di costi, ma nemmeno la prosecuzione dell'attuale dipendenza dai combustibili fossili lo è. La sfida economica consiste nel valutare entrambe le dimensioni, affinché gli investimenti ambientali possano produrre benefici concreti e accessibili.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.