TV7 NEXT - TERRE RARE, RECUPERO ITALIANO
L’Italia si prepara a ospitare il primo impianto europeo dedicato al recupero delle terre rare da hard disk e motori elettrici a fine vita. Il progetto si chiama Life Inspiree e nascerà a Ceccano, in provincia di Frosinone, nello stabilimento di Itelyum, azienda capofila dell’iniziativa insieme a partner industriali, scientifici e consortili.
Il via libera è arrivato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Si tratta di una notizia rilevante non solo per il settore del riciclo, ma anche per la politica industriale europea. Le terre rare sono infatti elementi fondamentali per molte tecnologie strategiche: motori elettrici, turbine eoliche, smartphone, computer, dispositivi digitali e componenti usati nella transizione energetica.
Il nome “terre rare” può trarre in inganno. Questi elementi non sono necessariamente rarissimi nella crosta terrestre, ma si trovano spesso in basse concentrazioni e richiedono processi complessi per essere estratti, separati e raffinati. Questo rende la filiera costosa, tecnicamente difficile e in molti casi concentrata in pochi Paesi.
Oggi l’Europa importa quasi tutte le terre rare dall’estero, soprattutto dalla Cina. Questa dipendenza espone l’Unione europea a rischi industriali, commerciali e geopolitici. Senza materiali critici, infatti, diventa più difficile produrre tecnologie pulite, dispositivi elettronici e infrastrutture digitali.
Per questo l’Unione europea ha deciso di puntare anche sul riciclo. Il regolamento europeo sulle materie prime critiche del 2024 fissa un obiettivo ambizioso: arrivare entro il 2030 a coprire con il riciclo almeno un quarto del fabbisogno annuale di queste materie. Il progetto Life Inspiree rientra in una lista di 47 iniziative considerate prioritarie dalla Commissione europea per ridurre la dipendenza dall’estero. Tra queste, solo quattro si trovano in Italia e riguardano proprio il riciclo.
DAL VECCHIO HARD DISK A UNA NUOVA FILIERA INDUSTRIALE
L’idea alla base del progetto è chiara: recuperare ciò che già esiste dentro prodotti arrivati a fine vita. Hard disk e motori elettrici contengono magneti molto potenti, nei quali sono presenti terre rare. Questi magneti possono essere smontati, trattati e trasformati in materiali nuovamente utilizzabili dall’industria.
Il processo parte dai rifiuti elettronici. Il primo passaggio consiste nell’identificare e recuperare i componenti che contengono magneti. Il secondo riguarda il trattamento chimico, necessario per separare le terre rare e renderle disponibili per nuovi usi produttivi.
Life Inspiree nasce anche dall’esperienza di un precedente impianto pilota, chiamato New-RE, realizzato dallo stesso gruppo di partner. Il nuovo progetto punta quindi a passare da una sperimentazione più piccola a una struttura più rilevante, capace di aprire una strada industriale in Europa.
A coordinare i lavori è Itelyum, che gestirà l’impianto. Glob Eco si occuperà dello smontaggio dei magneti dai vecchi dispositivi. Erion, consorzio attivo nella gestione dei rifiuti elettronici in Italia, avrà un ruolo importante nella raccolta e nel recupero dei materiali. L’Università dell’Aquila seguirà la parte tecnica e la valutazione dell’impatto ambientale e sociale. EIT RawMaterials, organizzazione europea dedicata alle materie prime, metterà a disposizione la propria rete per diffondere risultati e competenze.
Questa collaborazione mostra un punto essenziale: il recupero delle terre rare non è soltanto una questione di tecnologia. Richiede raccolta efficiente, progettazione industriale, competenze scientifiche, valutazione ambientale e capacità di costruire una filiera.
Il tema è anche culturale. Per anni i rifiuti elettronici sono stati percepiti soprattutto come un problema da smaltire. In realtà contengono materiali preziosi. Smartphone, computer, hard disk, motori e dispositivi elettrici possono diventare una miniera urbana, cioè una fonte di materie prime già presenti nei prodotti che usiamo ogni giorno.
AUTONOMIA EUROPEA, TRANSIZIONE E MATERIE PRIME CRITICHE
Il recupero delle terre rare è una delle sfide più importanti per l’autonomia industriale europea. La transizione energetica richiede grandi quantità di materiali critici. Motori elettrici, pale eoliche, batterie, elettronica e infrastrutture digitali dipendono da filiere globali spesso concentrate in aree geopoliticamente sensibili.
L’Europa sta cercando di ridurre questa vulnerabilità attraverso più strategie: nuove estrazioni dove possibile, accordi internazionali, diversificazione dei fornitori e riciclo. Quest’ultimo punto è particolarmente interessante perché permette di ridurre la pressione sull’ambiente e di valorizzare materiali già presenti nel continente.
Nel 2023 in Svezia è stato scoperto un grande giacimento di terre rare, considerato il più importante finora individuato in Europa. È una notizia rilevante, ma non sufficiente a garantire l’autosufficienza. L’apertura di nuove miniere richiede tempi lunghi, investimenti, autorizzazioni e valutazioni ambientali complesse. Il riciclo, invece, può diventare una leva complementare più rapida e meno impattante, a condizione che venga organizzato su scala adeguata.
Il progetto di Ceccano va letto proprio in questa prospettiva. Recuperare terre rare da hard disk e motori elettrici non significa risolvere da solo la dipendenza europea, ma significa costruire un pezzo di filiera. Ogni materiale recuperato riduce la necessità di importarne di nuovo, limita gli sprechi e rafforza la sicurezza industriale.
C’è poi un altro aspetto decisivo: la transizione ecologica rischia di restare incompleta se sostituisce combustibili fossili con nuove dipendenze da materie prime critiche. Auto elettriche, rinnovabili e tecnologie digitali sono strumenti fondamentali, ma hanno bisogno di materiali. Gestirli meglio significa rendere la transizione più solida, meno vulnerabile e più coerente con i principi dell’economia circolare.
Il recupero dai rifiuti elettronici unisce due obiettivi: ridurre lo smaltimento e aumentare la disponibilità di materie prime strategiche. È un passaggio concreto verso un modello in cui i prodotti a fine vita non siano soltanto scarti, ma serbatoi di valore.
L’Italia, con Life Inspiree, può assumere un ruolo interessante in questa nuova filiera europea. Il successo del progetto dipenderà dalla capacità di raccogliere abbastanza materiali, trattarli in modo efficiente, dimostrare la sostenibilità del processo e creare sbocchi industriali reali per le terre rare recuperate.
La sfida non riguarda solo un impianto. Riguarda il modo in cui l’Europa vuole costruire la propria indipendenza tecnologica. Perché la sovranità industriale non si misura soltanto nella capacità di progettare nuove tecnologie, ma anche nella capacità di recuperare i materiali che le rendono possibili.
Il vecchio hard disk, il motore elettrico dismesso, il dispositivo elettronico dimenticato non sono più solo rifiuti. Possono diventare una parte della risposta europea alla domanda di materie prime critiche. È qui che economia circolare, innovazione e sicurezza industriale si incontrano.
Il progetto di Ceccano mostra una direzione chiara: meno dipendenza dall’estero, più recupero, più valore dai rifiuti elettronici. La transizione energetica e digitale non passa solo dalle grandi fabbriche del futuro. A volte comincia anche smontando con intelligenza ciò che abbiamo già buttato.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.