TV7 NEXT - TRANSIZIONE DIGITALE, PNRR E FUTURO
Il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, entra nella sua fase finale. Dopo anni di bandi, progetti, investimenti, scadenze e rendicontazioni, il sistema produttivo si trova davanti a una nuova domanda: cosa succede dopo?
Il tema riguarda da vicino le imprese, soprattutto quelle impegnate nella doppia transizione, digitale e green. In questi anni il PNRR ha rappresentato una spinta importante per modernizzare il Paese, sostenere investimenti, rafforzare infrastrutture, digitalizzazione, sostenibilità ed efficienza energetica. Ma una volta chiusa la stagione straordinaria del Recovery Fund, le aziende dovranno muoversi dentro uno scenario diverso, meno emergenziale e più selettivo.
Il punto non è più soltanto intercettare risorse. Il punto è capire come trasformare quelle risorse in investimenti realmente utili: tecnologie, impianti, processi produttivi, automazione, riduzione dei consumi, nuovi modelli organizzativi. In una parola: competitività.
Nel servizio di TV7 Next, il tema viene affrontato con Maria Paola Carlesi, Presidente di Confimi Industria Veneto, e con l’ing. Lucilla Lanciotti, Presidente della Commissione UNI/CT 519 sulle tecnologie abilitanti per l’Industria 4.0.
DAL PNRR AGLI STRUMENTI PER LE IMPRESE
Il PNRR ha avuto il merito di portare nel dibattito pubblico una parola che per anni è rimasta spesso confinata agli addetti ai lavori: transizione. Transizione digitale, cioè capacità di integrare tecnologie, dati, automazione e processi intelligenti dentro l’impresa. Transizione green, cioè riduzione dei consumi, efficienza energetica, sostenibilità ambientale e uso più razionale delle risorse.
Per molte aziende, però, questa trasformazione non è stata semplice. I fondi ci sono stati, ma non sempre sono stati facili da intercettare. Le procedure hanno richiesto competenze tecniche, capacità di progettazione, conoscenza degli incentivi e attenzione alla rendicontazione. In particolare per le piccole e medie imprese, la difficoltà non è stata soltanto fare domanda, ma capire quale investimento fosse davvero coerente con le proprie esigenze.
Con la fase finale del PNRR, lo scenario cambia. Le imprese dovranno guardare sempre di più a strumenti più mirati e continuativi: Transizione 5.0, fondi regionali, crediti d’imposta, Fondo Centrale di Garanzia e programmi europei come Horizon Europe, il programma dell’Unione europea dedicato alla ricerca e all’innovazione.
Transizione 5.0, in particolare, mette insieme digitalizzazione ed efficienza energetica. Il credito d’imposta è legato a investimenti in beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale, ma richiede anche una riduzione dei consumi energetici. Non basta quindi acquistare una tecnologia: serve dimostrare che quell’investimento produca un miglioramento misurabile.
È un cambio di prospettiva importante. Le agevolazioni non sono più solo un aiuto economico. Diventano uno strumento per orientare le scelte industriali. E qui, diciamolo, il contributo non può essere trattato come il carrello della spesa degli incentivi: prendo quello che trovo e poi vediamo. Serve una strategia.
FARE RETE E INVESTIRE BENE
In questa fase, un ruolo centrale lo hanno anche le associazioni di categoria. Non solo come rappresentanza, ma come spazio di aggiornamento, confronto e dialogo con le istituzioni.
Per le imprese fare rete significa avere accesso a informazioni, relazioni, competenze e occasioni di confronto. Significa non affrontare da sole un contesto che cambia rapidamente e che richiede capacità di interpretare bandi, misure, opportunità e vincoli.
Questo aspetto è decisivo soprattutto nel passaggio dal PNRR alla nuova fase degli strumenti ordinari. Le risorse non scompaiono, ma cambiano forma. Diventano più selettive, spesso più tecniche, e richiedono una maggiore capacità di progettazione.
Accanto alla rete, però, c’è un altro elemento: la qualità degli investimenti. Ogni progetto di innovazione richiede una doppia valutazione. Da una parte c’è la valutazione tecnica: quale tecnologia serve davvero? Quale impianto, quale software, quale processo può migliorare l’efficienza dell’azienda? Dall’altra c’è la valutazione economico-finanziaria: quali strumenti possono sostenere quell’investimento? Quali incentivi sono disponibili? Quali costi sono ammissibili? Quali tempi e quali requisiti devono essere rispettati?
La doppia transizione, digitale e green, non si costruisce con interventi isolati. Si costruisce con progetti coerenti, capaci di tenere insieme tecnologia, sostenibilità e sostenibilità economica. Perché innovare non significa soltanto comprare qualcosa di nuovo. Significa scegliere ciò che serve davvero all’impresa, inserirlo in una strategia e renderlo sostenibile nel tempo.
Il futuro delle aziende passa anche da qui: dalla capacità di leggere il dopo PNRR non come una fine, ma come l’inizio di una fase più matura. Meno straordinaria, forse. Ma proprio per questo più concreta.
Le imprese che sapranno unire competenze, rete, strumenti finanziari e visione industriale avranno più possibilità di trasformare la doppia transizione in crescita reale. Digitale, green e soprattutto utile. Perché il futuro non si finanzia soltanto: si progetta.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.