UN’EMOZIONE UNICA: LA MAGIA DELLA TORCIA A CORTINA
Ultima tappa del viaggio in Veneto della torcia olimpica. L'arrivo a Cortina d'Ampezzo, illuminata dal fuoco dei giochi e dalle mille luci della città innevata giusto in tempo per l'arrivo delle competizioni invernali, regala una cartolina da togliere il fiato. La torcia olimpica ha concluso il suo percorso in Veneto, durato oltre una settimana per toccare tutte le sette province, e la conclusione è stata inevitabile: a Cortina d'Ampezzo, lì dove dal 6 febbraio si comincerà a gareggiare, la fiamma ha acceso il braciere in piazza dove è arrivata al termine della sua risalita da Belluno, per tutta la valle, toccando anche Longarone, San Vito, Pieve di Cadore. Ha acceso il braciere ma soprattutto ha acceso anche la lanterna che ne conserverà il fuoco: sarà quel fuoco, il 6 febbraio, ad accendere anche il vero e proprio braciere olimpico, gemello di quello che arderà contemporaneamente a Milano, e che si sta installando nella piazza del paese.
A Cortina la fiamma ha percorso un itinerario che ha toccato tutti i principali siti, storici e sportivi, del paese: sulla pista delle Tofane è stata portata sugli sci, in uno scenario da ricordare. Sulla rinnovata pista da bob, intitolata a Eugenio Monti, è salita a bordo di un bob a quattro. Poi ha toccato anche lo stadio del ghiaccio: lì, dove esattamente settant'anni fa aveva acceso il braciere, oggi ha reso omaggio a quell'epopea, dei giochi del '56 e del boom economico italiano. All'arrivo della torcia in piazza c'erano le istituzioni: Stefani e Zaia, il vicepremier Salvini, il sindaco di Cortina. Ad accendere il braciere sono stati però tre atleti che vissero, quei giochi del secolo scorso: i pattinatori Manuela Angeli e Carlo Calzà , e il campione di sci Bruno Alberti.
Un ponte ideale tra i giochi di ieri e quelli di oggi. La cui immagine più iconica, rimarrà però per sempre lo scambio tra i due tedofori avvenuto appena fuori da San Vito di Cadore. Qui, a darsi il cambio, sono stati due testimoni d'eccezione: prima Dario Pivirotto, 90 anni suonati e un’anima vibrante che nella sua vita ha portato e fatto conoscere il gelato italiano in Germania. La torcia olimpica l'aveva già portata nel '56, proprio nel viaggio da Venezia a Cortina, e pure nel 2006, nella tappa veneta del viaggio verso le olimpiadi di Torino. Così pure aveva fatto Bruno Colli, anche lui tedoforo per la terza volta nella vita. Classe 1932, nel '56 era un fondista della scuola dello sci nordico ampezzano e oggi, a 93 anni, ha dato vita ad una famiglia di sportivi: il nipote Giacomo è atleta azzurro di curling, l'altro nipote Alberto gioca nell'hockey Cortina. Due pezzi di storia, accomunati dagli occhi lucidi e dalla fortuna di essere stati tra i pochi al mondo - questo è certo - a portare la torcia olimpica per ben tre volte in settant'anni di vita.