“VENEZIA MARCIRÀ, SE NON INTERVENIAMO”
Pensare al futuro di Venezia è necessario, urgente, non più rimandabile. Un’ulteriore conferma – se mai ce ne fosse stato davvero bisogno – è arrivata in questo ultimo mese. Acque alte a ripetizione e allora il Mose è stato sollevato più di 30 volte.
E questi trend in futuro si ripeteranno. Non è stato un caso, affatto. Lo ribadisce Andrea Rinado, luminare dell’ingegneria idraulica, nominato nel 2023 Premio Nobel per l’Acqua.
Serve, allora, ripensare i sistemi di difesa della città dall’acqua alta. Da qui a pochi anni il Mose dovrà per forza andare in pensione.
Proseguono, intanto, i lavori per rendere impermeabile Piazza San Marco, il punto più basso della città, che va sotto acqua già dagli 80 centimetri, quando invece il Mose non viene sollevato per maree più basse dei 110. E’ già operativo un sistema di valvole e pompe per svuotare la piazza dall’acqua. Ma per renderla davvero asciutta servirà il terzo stralcio di interventi, che al momento non sono ancora finanziati. Servono 20 milioni di euro per pulire i gatoli (i condotti sotterranei che costituiscono la storica rete fognaria della città) e attivare i controlli da remoto. Una corsa contro il tempo per salvare Venezia.