PADOVA SALVO: IL PESO DELLA CURVA E DEI “SENATORI”
Alla vigilia dell'ultimo tango stagionale, il Padova è già in vacanza. I playout sono del tutto scongiurati, la salvezza è diventata matematica dopo la vittoria al fotofinish sul Pescara nel giorno del primo maggio, e il campionato biancoscudato può già dirsi concluso. L'ultima stagionale a Cesena sarà solo una passerella, è già tempo di programmare il lavoro e l'estate che sta per arrivare, prima di riaccogliere, l'anno prossimo, i derby cadetti con Verona e Vicenza.
Che cosa rimane, allora, di questa stagione ormai vittoriosamente conclusa, nonostante qualche difficoltà di troppo? Certamente rimane il ruolo predominante che la vecchia guardia, i reduci della serie C, hanno portato a questa squadra. Compresi tutti i debuttanti: Fusi, pilastro insostituibile, Varas, tanta quantità nonostante qualche piccolo inciampo, Capelli, diventato via via sempre meno comparsa, o Crisetig, un ruolo da capitano non giocatore per sette mesi e da trascinatore nella fase decisiva del torneo. Per non parlare poi di Perrotta e Belli là dietro, e ilo giovane Faedo a fare a spallate. Senza dimenticare Bortolussi, la punta di diamante: arrivato in cadetteria alla soglia dei trent'anni e subito in doppia cifra. Sono stati loro a trascinare il Padova nel girone d'andata, e a tirarlo fuori dai guai nel finale di stagione, quando ci si giocava la sopravvivenza.
Loro, molto più di alcuni nuovi arrivati che hanno reso al di sotto delle aspettative. Certo, il Papu Gomez è l'esempio più eclatante: mille guai fisici, nove presenze tra novembre e gennaio, per il resto mai più visto. Chissà se rimarrà, a questo punto viene difficile immaginarlo. Ma come lui hanno deluso anche altri: benino Lasagna, che qualche castagna dal fuoco l'ha tolta, male Baselli, finito a gennaio in serie D, discreti Ghiglione e Barreca da cui ci si aspettava di più. Tra i nuovi, spiccano in due: il difensore Sgarbi, che ha detto la sua alla grande in zona gol come in area di rigore, e poi Alessandro Sorrentino. Il rigore parato al Pescara, quando il torneo rischiava di diventare un incubo, rimarrà impresso nella memoria, ma non è l'unica prodezza sfoderata in biancoscudato dal portiere abruzzese. Un capitale da cui ripartire, in attesa di capire che ne sarà di Fortin. Ma in attesa di capire chi sarà il futuro allenatore, se verrà rinnovato o meno il contratto di Roberto Breda - sua la firma sulla salvezza in un momento in cui la squadra, e non per colpa del povero Andreoletti, stava andando alla deriva - c'è un capitale indubbio da cui riparte la prossima stagione del Padova. Quella curva Sud, quel settore che da trent'anni mancava in questo stadio Euganeo. Tre vittorie decisive, tre successi per 1-0 e tre gol arrivati sempre lì: minuto 84 contro l'Empoli, minuto 80 con la Reggiana, minuto 95 contro il Pescara. Senza questi tre gol, il Padova oggi sarebbe dio nuovo ad un passo dalla C. Ma non c'è, s'è scritta un'altra storia. E non può essere solamente un caso.