notizie / 23/04/2026 13:55

BRUSEGANA, LA CONFESSIONE: “COSSI VOLEVA SPACCIARE”

Samuele Donadello, accusato dell'omicidio dell'amico e socio in affari Marco Cossi, è stato arrestato e ora si trova in carcere. Le manette sono scattate giovedì mattina, quattro giorni dopo il delitto consumatosi in un'area verde di via Isonzo, nel quartiere Brusegana di Padova. Giorni in cui il lavoro dell'autorità giudiziaria e della Squadra Mobile della Questura di Padova ha messo molti tasselli della vicenda (ma non tutti) al loro posto.

Cominciamo con il ripercorrere i fatti. La vittima, 48 anni, viene ritrovata agonizzante sotto il cavalcavia domenica sera intorno alle 22, e muore poco dopo, dissanguata, prima ancora dell'arrivo dei soccorsi. Apparentemente ha una vita specchiata, nessun precedente, lavora e vive con la madre anziana a Selvazzano, pochi chilometri dal luogo del delitto. Eppure presenta numerose ferite da taglio, una violenza tale che fa ipotizzare subito un legame con chi l'ha ucciso. La Polizia convoca quattro persone a lui vicine, le ultime con cui aveva avuto contatti. E tra queste c'è un uomo, il socio in affari: si chiama Samuele Donadello, ha 45 anni, e con la vittima era in procinto di avviare un'attività, un furgoncino per cucinare panini e piadine che doveva essere inaugurato proprio la sera successiva.

Convocato in Questura si presenta tranquillamente: vi entra come persona informata sui fatti, ma già lunedì sera vi esce come indagato per omicidio: lui continua a smentire, a dire che si trovava altrove nei momenti dell’agguato. Eppure nel bagagliaio della sua auto, gli inquirenti trovano un giubbino sporco di sangue. Molto sangue. Non ci sono i presupposti per il fermo, e allora il sospettato torna a casa. Ma l'indomani, martedì mattina, si ripresenta da solo in Questura per dire un'altra verità, e comincia a fornire le prime ammissioni.

E nella sua verità in parte addossa molte colpe alla vittima. Donadello racconta che il furgoncino per i panini era una copertura: doveva essere un'attività di facciata per spacciare anfetamine e altre sostanze nel circondario, tra i locali frequentati dai giovani. Racconta che questa era l'idea di Cossi, e che lui invece - che avrebbe dovuto esserne il cuoco - era contrario. Domenica sera, sempre secondo il racconto del presunto omicida, la vittima gli dà un appuntamento in quello che diventerà il luogo del delitto. Forse ha assunto qualche sostanza, forse l'hanno fatto entrambi. Sta di fatto che nasce una colluttazione, le divergenze di vedute esplodono, e Cossi (la vittima) tira fuori un coltello: Donadello in qualche modo lo disarma, e poi si accanisce su di lui, colpendolo al volto, al collo e all'addome. Cossi ha ferite da difesa sulle mani, lui invece nemmeno un graffio. Per quanto provi a spiegarsi, non può negare di essere lui il responsabile del fatto, e viene quindi arrestato. Ma ci sono ancora diversi punti oscuri, nel delitto di Brusegana. Riscontri alle dichiarazioni del presunto omicida che vanno chiariti.

Innanzitutto il coltello: l'arma del delitto non è mai stata ritrovata. Ma soprattutto non è chiaro di chi fosse: era stato certamente Cossi a dare appuntamento a Donadello in quell'area verde, ma che il coltello l'avesse portato lui è tutto da dimostrare.

Terzo aspetto: se Donadello abbia disarmato o meno l'amico, l’unica certezza è il successivo accanimento su di lui. E tra i due, è proprio Cossi (la vittima) l'uomo conosciuto mite e semplice, e Donadello quello descritto come un violento: alle spalle due matrimoni naufragati, e una sfilza di denunce per maltrattamenti. Ora su di lui c’è l'accusa di omicidio: le indagini vanno avanti, per chiarirne aspetti e grado di responsabilità.

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