OMICIDIO BERGAMIN, LA DIFESA: “FU UN INCIDENTE”
Non un omicidio volontario, ma la reazione ad un tentativo di approccio degenerata in una caduta fatale. Si avvia verso la conclusione il processo di primo grado per l'omicidio di Franco Bergamin, l'ottantenne che nell'inverno del 2025 venne ritrovato senza vita, chiuso all'interno di un armadio sigillato nella sua casa di Limena, alle porte di Padova. E se la pubblica accusa, sostenuta dal pm Marco Brusegan, ha chiesto la pena dell'ergastolo per l'unico imputato, il 43enne Alessio Battaglia, coinquilino della vittima e accusato di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, di fronte alla Corte d'Assise del tribunale di Padova la difesa ha provato a smontare la ricostruzione della Procura, e a diminuire la gravità dei fatti contestati.
La difesa di Battaglia, l'avvocato Anna Maria Beltrame, ha provato a smontare l'accusa di omicidio aggravato dai futili motivi a carico del 43enne, che al tempo fuggì, dopo l'omicidio dell'uomo che lo ospitava e venne arrestato solo alcuni gironi dopo, confessando l'omicidio. Se per l'accusa il movente fu di natura economica, per la difesa la vittima provò un approccio, un tentativo di avance sgradito all'imputato. Che reagì, scosso, e - senza l'intenzione di ucciderlo - colpì Bergamin che poi, cadendo, non si rialzò. Non un movente economico, e tutt'altro che futili motivi: quanto avvenne a Limena, in quella casa, fu la reazione ad una provocazione.
Solo dopo essersi accorto della morte dell'uomo, Battagli avrebbe messo in piedi la scena poi ritrovata dai carabinieri alcuni giorni dopo, allertati dai vicini: il copro nascosto in alcuni sacchi neri, chiuso nell'armadio sigillato, con profumatori in tutta la stanza affinché nessuno tra i vicini si insospettisse. Persino la ferita al collo che per la procura è la causa della morte dell'uomo, per la difesa sarebbe stata inflitta post mortem. Alla corte d'assise, presieduta dalla giudice Elena Lazzarin, spetterà la scelta di mettere a confronto le due versioni, e decidere tra l'ergastolo per l’unico imputato, se verrà riconosciuto l'impianto accusatorio, oppure una detenzione decisamente meno pesante. Prossima udienza, quella decisiva, il 7 ottobre: prima le repliche delle parti, poi i giudici entreranno in camera di consiglio per deliberare il verdetto di primo grado.