FLOTILLA E DOCUMENTARI, ANCHE GAZA TORNA AL LIDO
Sono ancora una volta la politica e lo scenario internazionale, a tentare di distogliere l'attenzione della Mostra del Cinema di Venezia dallo spettacolo e dagli eventi glamour. Lunedì pomeriggio, dopo le manifestazioni e anche i disordini che avevano toccato la Laguna un anno fa proprio in corrispondenza della mostra cinematografica al Lido, all’Isola Edipo è sbarcata una nave della Glomal Sumud Flotilla, un'imbarcazione arrivata issando la bandiera della Palestina con il preciso obiettivo - sostenuto anche da molti artisti - di riaccendere l'attenzione su Gaza e sulla condizione di vita dei palestinesi.
Gli attivisti di Venice4Palestine avevano chiesto invano, alla Biennale, che sui tetti della mostra sventolasse anche la bandiera palestinese. Richiamo inascoltato, formalmente perché la Palestina non è uno stato riconosciuto. A nulla sono valse le firme anche illustri dalla premio Nobel Annie Ernaux, del cantautore Roger Waters e dal regista Matteo Garrone. La flotilla il vessillo palestinese l'ha portato allora materialmente al Lido, alla vigilia di un incontro-dibattito che, martedì 8 settembre, tratterà del tema della «complicità culturale».
Non solo movimenti e collettivi, però. Sul grande schermo, a parlare di questo tema ci sono anche i lavori dei registi: l’orrore delle guerre e la sofferenza delle vittime troveranno spazio con "Naza" (l'acronimo militare che indica i 'danni collaterali' dei conflitti), il documentario del Guardian, girato di notte sui tetti di Tel Aviv, che rivela i sistemi di intelligence alla base dell'uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza. Mentre Citizen Osamam di Ahmed Hassouna, segue un fotoreporter che per documentare gli avvenimenti nella sua terra non ha lasciato i luoghi del massacro e assiste quotidianamente alla morte di tanti colleghi che hanno fatto la sua stessa scelta. Due autentici pugni nello stomaco, garantiscono gli addetti ai lavori.